Riti e pratiche sociali

Un eccentrico battesimo

Il rito dell’Erede a Nerito

Un Seminatore con secchiello e cenere da spargere in cammino, seguito da un Poeta a cavallo, un sedicente Vescovo e una Mammina barbuta, un aratro tirato da uomini-Bovini pungolati da un improbabile Bifolco e dai suoi sottoposti percorrono, accompagnati da altre stravaganti figure, le strade del paese. Sostano davanti alle case dei primogeniti nati di recente, dove il compito che li attende è celebrarne l’ingresso nella società degli umani, augurando loro una vita prospera fra poemi, dileggio ritualizzato e offerte alimentari. I Bovini scappano all’improvviso, poi sono rincorsi e riaggiogati con veemenza, per portare a compimento il multiforme itinerario fino al calar della notte.

“Ti battezzo nel nome del padre, del figlio, dell’acqua, e un po’ di vino”.

Claudio Galassi, il Vescovo, 4 marzo 2025

L’Erede di Nerito, una frazione del Comune di Crognaleto posta fra le sorgenti del fiume Vomano e i Monti della Laga, è un rituale itinerante che si svolge il Martedì Grasso, a Carnevale, e ripropone lo scenario della presentazione pubblica del primogenito maschio, una sorta di “battesimo laico” celebrato da figuranti e maschere davanti l’abitazione di ogni famiglia coinvolta, dopo aver percorso strade e vicoli del paese. L’eccentrico corteo, scandito dall’esecuzione di una serie di azioni codificate da parte dei protagonisti, assume i caratteri propri di un’iniziazione implicita e di un passaggio di status, sancendo di fatto la nascita sociale dei primi nati quali continuatori della propria stirpe e membri effettivi della comunità che li accoglie.

Dalle ricerche dell’antropologa Elisabetta D’Ambrosio, che per prima si è occupata della ricostruzione dettagliata e della disamina del complesso festivo neritano, mai studiato in precedenza, emerge un’articolazione rituale finalizzata “alla rifondazione delle relazioni sociali e della relazione spazio-comunità”. Secondo quanto da lei osservato alla fine degli anni Duemila, il corteo carnevalesco era così composto: il Seminatore, l’uomo che sparge la cenere; il Poeta, in groppa a un mulo; il Vescovo al suo fianco; la Mammina, vale a dire la levatrice, dall’altro lato del Poeta; i Buoi, due giovani vestiti da bovini, impegnati in improvvise fughe; il Bifolco, che conduce l’aratro (perticara) tirato dai Buoi; gli Assistenti del Bifolco, preposti alla ripresa dei Buoi in fuga; le Guardie dei tavoli. La ricerca sul campo del 2019 e del 2026 e l’analisi dei materiali di repertorio tra la metà degli anni Novanta del Novecento e l’inizio del secolo successivo, ci mostrano una struttura rituale soggetta a continue microvariazioni, che rispondono alla dimensione creativa del Carnevale e ai cambiamenti che intercorrono, di anno in anno, nella comunità: compaiono e scompaiono, così, ulteriori figure, come la Strega, lo Sceicco, i Frati, la Vacca, il Diavolo, la Suora, mentre il mulo diventa un cavallo ma restano sostanzialmente invariati il significato del cerimoniale e lo svolgimento dell’azione complessiva.

Il multiforme corteo, accompagnato dall’organetto (ddu bbottë) nel suo incedere caricaturale ma consapevole di compiere un’azione attesa dall’intera comunità al seguito, preceduto da uno spargimento di cenere in funzione beneaugurante, sosta in tutte le abitazioni in cui è presente un “erede” – il primo figlio maschio nato di recente, in base alle disponibilità dovute all’attuale calo demografico –, dove la famiglia consegna il bambino alla Mammina affidandole la responsabilità di porgerlo fra le braccia del Poeta, che lo mette a sedere sul basto, davanti a lui. “Come il Poeta non può scendere dal mulo per tutto il tempo del rituale – afferma Elisabetta D’Ambrosio –, così i bimbi festeggiati non devono toccare il suolo […] fino a quando il Poeta non ha concluso la sua declamazione”, la cosiddetta sunatë rivolta al bimbo tramite la pianotë (letteralmente lo strumento principale per chi pratica la divinazione al fine di prevedere scenari futuri), il foglio di versi scritti in dialetto locale da Renato Savini, da numerosi anni impegnato nella redazione dei componimenti.

Il “battesimo”, la nomina pubblica dell’“erede”, si compie attraverso l’apposizione del soprannome inteso quale identificativo sociale in relazione alla storia della famiglia, “la casata”, di cui vengono evocate nei testi e declamate dal Poeta le particolari vicende, anche “in toni satirici e dissacranti”. Al termine, il Vescovo dispone la sua “benedizione” con il vino, pronunciando formule non del tutto religiose. Secondo l’interpretazione di Elisabetta D’Ambrosio Mammina, Vescovo e Poeta “rappresentano tipologie di nascita diverse e complementari”, rispettivamente biologica, spirituale e sociale, anche se la presenza del Vescovo “rimanda alla tradizione carnevalesca medievale del vescovo in burla, particolarmente, a quella dell’episcopello, il piccolo vescovo, celebrato il 6 dicembre nella festa dei Santi Innocenti nell’ambito delle Feste dei Folli”. Dopo l’offerta di un bicchiere di vino e di un assaggio alimentare al Poeta, un rinfresco preparato dalla famiglia del bambino viene consumato da tutti i presenti; al termine, il corteo riprende ciondolante il suo cammino. Di tanto in tanto, all’improvviso, i Bovini scappano dal giogo, correndo per i vicoli o in mezzo alle campagne circostanti, per essere poi recuperati dagli Assistenti che coadiuvano il Bifolco e rimessi a tirare l’aratro in direzione della successiva casa, fino a quando non sopraggiunge la sera e l’azione rituale trova il suo compimento nell’ultima abitazione prevista dall’itinerario.

Tramite i fondamentali studi dell’antropologo Giovanni Kezich sul Carnevale europeo, scopriamo all’orizzonte complessi cerimoniali non molto dissimili, in cui è possibile riconoscere alcuni elementi in comune con l’Erede di Nerito che testimoniano l’intima connessione fra carnevali e arature rituali di remota origine: vi compaiono diffusamente coppie di “torelli” sottoposti ad “atti di domesticazione forzata e di sopraffazione satirica” da figuranti contadini, accompagnati da seminatori e uomini “in drag” vestiti da vecchia a presiedere i cortei, fra campagne inglesi, slovene e balcaniche, montagne alpine o colline dell’Italia meridionale, impegnati in giri di questua beneauguranti di ciclico rinnovamento, casa per casa.

Fermi tutti je vi dichë

William Rossi (il Poeta), voce.

Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019.
Registrazione di Stefano Saverioni,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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Un eccentrico battesimo
L’Erede
Una tappa del percorso dell’Erede per le vie del paese.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Un eccentrico battesimo
La Mammina
Un momento del travestimento della Mammina (Amedeo Ferrari).

Foto di Gianfranco Spitilli,
Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Un eccentrico battesimo
La Vacca
La maschera della Vacca (Viscardo Moriconi) in corteo.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Un eccentrico battesimo
L’aratro
Il trascinamento dell’aratro da parte della Vacca (Viscardo Moriconi) e del Bue (Silvio Ceci), pungolati dal Bifolco.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Un eccentrico battesimo
La presentazione dell’Erede
La presentazione dell’Erede e della casata di appartenenza da parte del Poeta a cavallo.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun

GUARDA IL VIDEO

L’Erede

La presentazione dell’Erede e della casata da parte del Poeta a cavallo presso un’abitazione del centro storico di Nerito.

Nerito di Crognaleto (TE), 5 marzo 2019.
Riprese di Stefano Saverioni, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

Dalla fine degli anni Novanta del Novecento, l’Erede – assieme al Fuoco di Natale e a manifestazioni di carattere ludico e ricreativo –, è organizzato dalla Pro Loco di Nerito APS, che ha fra le sue missioni primarie quella di “valorizzare e mantenere vivi le tradizioni e il paese di Nerito”, in particolare occupandosi “dell’organizzazione e della trasmissione del Fuoco di Natale e dell’Erede”. Non sono attestati interventi specifici di salvaguardia, sebbene lo stesso impegno profuso annualmente dalla Pro Loco di Nerito possa inquadrarsi in un’attività di sostegno alla trasmissione del complesso rituale dell’Erede, come esplicitamente dichiarato, favorendo la continuità della pratica all’interno della comunità. Va ricordato a tal proposito il grande sforzo profuso dal compianto Antonio Filipponi, a lungo presidente della Pro Loco dalla fondazione dell’associazione, per evitare che il cerimoniale carnevalesco del “battesimo laico” cadesse in disuso a causa delle difficoltà organizzative, legate soprattutto alla rarefazione dei nuovi nati in paese.

Significative ai fini di una conoscenza del fenomeno appaiono le ricerche compiute nel primo decennio del Duemila nell’ambito di un assegno di ricerca presso l’Università degli Studi di Teramo da Elisabetta D’Ambrosio, che ha dedicato uno studio approfondito agli aspetti etnografici e socio-antropologici dell’Erede, definito un “rituale di presentazione pubblica del primogenito”. La ricerca della D’Ambrosio esamina il rito nella dialettica tra locale e globale, evidenziando come una tradizione così specifica riesca a persistere e a mantenere la propria identità geo-etnica nonostante i processi di globalizzazione e i cambiamenti sociali contemporanei. Localmente inoltre, alcuni operatori amatoriali come Giuseppe Ceci ed Elio Ceci hanno prodotto documentazioni video continuative a partire dalla metà degli anni Novanta del Novecento, che costituiscono oggi un significativo corpus di materiali per analizzare i cambiamenti intercorsi, le evoluzioni e le trasformazioni strutturali, e per prefigurare eventuali interventi di salvaguardia da poter mettere in atto.

Benché le origini si facciano risalire all’epoca medievale e la partecipazione fosse originariamente riservata ai soli maschi, attualmente il rito coinvolge l’intera popolazione, incluse le donne, e termina spesso con banchetti e rinfreschi offerti dalle famiglie dei bambini. Nonostante le crescenti difficoltà dovute soprattutto allo spopolamento costante del paese di Nerito e alla ridotta presenza di nuovi nati, l’Erede viene pertanto tuttora celebrato quasi ogni anno – in base alla disponibilità di bambini – e si configura quale momento di grande partecipazione e coesione della comunità, residente e non residente, in cui si riaffermano ciclicamente legami sociali, riferimenti simbolici condivisi e una comune appartenenza, anche attraverso la dimensione creativa e sovversiva propria del Carnevale, con l’invenzione frequente di nuovi figuranti o gli abituali riadattamenti degli esistenti.

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