Saperi tecnici e artigianali
Le forme nei rami
L’intaglio del legno a San Giorgio
Accanto alla stalla, nell’aia di Case Venane, il pastore Luigi De Angelis trascorre parte delle sue giornate seduto a intagliare il legno. Rami di orniello, di crognale e di ulivo, sotto la lama del suo coltellino, si trasformano in cani, cavalli, aquile, serpenti, in piccoli volti scolpiti, in manufatti votivi e protettivi. Oggetti d’uso comune si popolano ora dopo ora di intagli e decori, accompagnati dal ritmo del canto, mentre la sua casa-museo si arricchisce di nuovi originali esemplari.
“Nel bastone già ci sta la forma, devi fare il muso e poi le corna su, per farla uscire. Il primo, il bastone del pastore, l’ho fatto nel 2000; la mattina, prima che arrivava mio padre, dovevo stare con le pecore, allora ogni mattina facevo un viso, cominciai a fare un viso alla volta”.
Luigi De Angelis, 7 maggio 2026
L’intaglio del legno è per Luigi De Angelis un’attività quotidiana portata avanti in modo complementare alla pastorizia, con un impegno costante che nei decenni ha riempito la casa-museo di Case Venane e la sua stessa abitazione di San Giorgio di centinaia di manufatti. I bastoni costituiscono la sua produzione più riconoscibile: ne intaglia di vari tipi, da passeggio o da lavoro, scegliendo per il fusto rami di crognale (corniolo), di orniello e di ulivo, ma anche di quercia, prugnolo e faggio, e lavorando il manico con perizia, ricavandone figure zoomorfe e antropomorfe: musi di cani, di asini e cavalli, di capre e vacche, di maiali e galline, di rapaci, di rettili, volti barbuti, teste di santi, che piano piano fuoriescono dalle sagome naturali del legno. Accanto ai bastoni Luigi produce piccole sculture e oggetti minuti, come nicchie per statuette intagliate, portachiavi di faggio raffiguranti visi, cucchiai e mestoli per la cottura della polenta o frangicagliata per la preparazione del formaggio, ma anche oggetti di maggiori dimensioni, realizzati o decorati a partire da strumenti recuperati e già esistenti, come i bilancieri di quercia utilizzati nelle campagne per appendere e lavorare le carni del maiale, decorati con motivi a serpe, croci, fiamme stilizzate. La sua produzione tessile e cartacea – centrini all’uncinetto, indumenti di lana ai ferri, cappelli di carta riciclata da elenchi telefonici e da buste di noccioline, bottiglie decorate all’uncinetto con buste di plastica – affianca quella lignea in un repertorio che fa della sua casa un piccolo Wunderkammer popolare.
Il metodo è rigorosamente manuale: nessun attrezzo elettrico viene impiegato, ma un coltellino, un ronchetto per le fenditure, un’accetta per la sbozzatura iniziale, scalpelli e raspe, talvolta piccole sgorbie. Luigi lavora seduto, all’aperto quando il tempo lo consente; tiene il pezzo fra le mani o appoggiato a un ginocchio, e procede a piccoli colpi precisi. Il tratto più caratteristico che lo accompagna nell’opera di intaglio, evidenziato anche dall’antropologo Emanuele Di Paolo, è il canto, assieme alla visualizzazione della forma racchiusa nel legno: le sue mani sembrano procedere quasi da sole, sostenute dalla voce che intona canzoni o litanie pellegrinali, dando il ritmo ai colpi dell’accetta. Una ulteriore declinazione cerimoniale di questa abilità è la fabbricazione delle crocette antitempestarie, che Luigi continua a realizzare ogni anno in vista della festa della Santa Croce del 3 maggio, secondo un procedimento appreso dal padre e dal nonno e di cui rappresenta uno degli ultimi custodi attivi.
L’intaglio costituisce inoltre il principale strumento con cui Luigi si presenta al pubblico esterno al paese. Come ha accuratamente analizzato Di Paolo, i suoi bastoni, spesso istoriati con scritte, emblemi religiosi e profani, decorati a fantasia con figure di santi, di animali e di scene di vita pastorale, sono esposti alla Mostra dell’Artigianato Artistico di Guardiagrele e portati alla Fiera della Pastorizia di Piano Roseto, dove vengono fotografati, ammirati e in parte venduti. Nell’insieme, la sua arte coniuga quindi una dimensione utilitaria, secondo la quale ogni bastone è funzionale e ogni croce ha un compito rituale, con una componente decorativa e performativa, che fa di Luigi De Angelis una figura riconosciuta sul piano regionale come uno dei pochi rappresentanti di un artigianato pastorale altrove del tutto scomparso.
Il metodo è rigorosamente manuale: nessun attrezzo elettrico viene impiegato, ma un coltellino, un ronchetto per le fenditure, un’accetta per la sbozzatura iniziale, scalpelli e raspe, talvolta piccole sgorbie. Luigi lavora seduto, all’aperto quando il tempo lo consente; tiene il pezzo fra le mani o appoggiato a un ginocchio, e procede a piccoli colpi precisi. Il tratto più caratteristico che lo accompagna nell’opera di intaglio, evidenziato anche dall’antropologo Emanuele Di Paolo, è il canto, assieme alla visualizzazione della forma racchiusa nel legno: le sue mani sembrano procedere quasi da sole, sostenute dalla voce che intona canzoni o litanie pellegrinali, dando il ritmo ai colpi dell’accetta. Una ulteriore declinazione cerimoniale di questa abilità è la fabbricazione delle crocette antitempestarie, che Luigi continua a realizzare ogni anno in vista della festa della Santa Croce del 3 maggio, secondo un procedimento appreso dal padre e dal nonno e di cui rappresenta uno degli ultimi custodi attivi.
L’intaglio costituisce inoltre il principale strumento con cui Luigi si presenta al pubblico esterno al paese. Come ha accuratamente analizzato Di Paolo, i suoi bastoni, spesso istoriati con scritte, emblemi religiosi e profani, decorati a fantasia con figure di santi, di animali e di scene di vita pastorale, sono esposti alla Mostra dell’Artigianato Artistico di Guardiagrele e portati alla Fiera della Pastorizia di Piano Roseto, dove vengono fotografati, ammirati e in parte venduti. Nell’insieme, la sua arte coniuga quindi una dimensione utilitaria, secondo la quale ogni bastone è funzionale e ogni croce ha un compito rituale, con una componente decorativa e performativa, che fa di Luigi De Angelis una figura riconosciuta sul piano regionale come uno dei pochi rappresentanti di un artigianato pastorale altrove del tutto scomparso.
Lavorazione cantata di un bastone
Luigi De Angelis, voce.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 1 novembre 2015.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 1 novembre 2015.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Ascolta il brano


Le forme nei rami
Il bastone zoomorfo
La mano di Luigi De Angelis impugna un bastone da passeggio con il manico intagliato a forma di muso animale, uno dei motivi figurativi più ricorrenti della sua produzione. Sullo sfondo, gli attrezzi del laboratorio di Case Venane.
Foto di Gianluca Pisciaroli,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 29 novembre 2012,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Gianluca Pisciaroli,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 29 novembre 2012,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Le forme nei rami
Il bastone e i volti
Luigi De Angelis posa accanto al banco da lavoro con due bastoni intagliati – uno in corso di realizzazione, a sezioni rastremate, l’altro grezzo, prima di essere lavorato – e due piccole tazze in legno scolpito e intagliato che raffigurano volti.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 20 maggio 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 20 maggio 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Le forme nei rami
L’intaglio
Luigi De Angelis lavora di precisione un manufatto in legno con una piccola sgorbia. Sul tavolo accanto sono visibili una serie di scalpelli, lime, raspe e coltelli da intaglio, pronti all’uso.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 23 ottobre 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 23 ottobre 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Le forme nei rami
Le mani al lavoro
Dettaglio ravvicinato delle mani di Luigi De Angelis mentre intaglia con il coltellino il manico di un bastone semilavorato, appoggiato al ginocchio. Il segno della lama scava il legno con piccoli colpi successivi.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 20 maggio 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 20 maggio 2019,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Le forme nei rami
Testa zoomorfa
Luigi De Angelis intaglia con il coltellino una testa zoomorfa, davanti alla stalla di Case Venane. Sullo sfondo il banco da lavoro con gli attrezzi disposti.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 1 novembre 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 1 novembre 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
GUARDA IL VIDEO
Intaglio di un bastone
Luigi De Angelis nella prima fase di lavorazione di un bastone.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 7 maggio 2026.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 7 maggio 2026.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Trasmissione e salvaguardia
La pratica dell’intaglio del legno legata al mondo pastorale, di cui Luigi De Angelis è a San Giorgio l’unico interprete attivo, costituisce un sapere in via di estinzione. Si tratta di un’arte assimilata in parte nell’ambito domestico – dal padre e dal nonno paterno ha derivato la lavorazione delle crocette antitempestarie del 3 maggio – e affinata in autonomia soprattutto a partire dalla prima decade degli anni Duemila, ma che non ha trovato, attualmente, eredi locali. Alcuni saperi appartenenti al nonno, come quelli relativi alla fabbricazione dei collari di legno flessibile per le campane del bestiame da pascolo, vengono da Luigi rievocati per tentare di ricostruire a memoria i medesimi oggetti, inseguendone le forme per imitazione e per ricordo, con risultati che lui stesso giudica imprecisi e inadeguati.
Più in generale, lo spopolamento della frazione, la perdita del patrimonio zootecnico e delle attività ad esso connesse, ha conseguentemente determinato l’impoverimento delle abilità artigiane che in tale universo agropastorale proliferavano; quel che resta vive nella memoria di poche persone e nelle stanze di una sorta di casa-museo diffuso che Luigi stesso ha allestito, fra la propria abitazione e la casa di famiglia a Case Venane, ricolme di oggetti della pastorizia, di sculture e bastoni in legno intagliati in prima persona, di ricami e altri prodotti di artigianato, spontaneo e autodidatta, realizzati prevalentemente durante l’autunno e l’inverno e la cui circolazione sociale ed economica è garantita dalla rete delle conoscenze di Luigi o dalla sua partecipazione alle principali fiere della pastorizia e dell’artigianato, come quelle di Piano Roseto e di Guardiagrele.
La documentazione di tali elementi rientra in un programma etnografico di lungo periodo condotto da Gianfranco Spitilli ed Emanuele Di Paolo nell’ambito del progetto europeo Réseau Tramontana a partire dal 2012 e di ricerche scientifiche legate alle attività di formazione e di specializzazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, in cui risultati sottolineano come i saperi di matrice pastorale e gli oggetti che ne derivano – dal bastone alla scultura, dalla croce antitempestaria al collare di legno – costituiscano componenti interconnesse del patrimonio bioculturale che si intende salvaguardare: una loro possibile tutela passa necessariamente per il riconoscimento della densità di conoscenze incorporate che, nel caso specifico, Luigi De Angelis continua a custodire e alimentare, fra l’autorappresentazione consapevole e la pratica quotidiana del laboratorio, e non attraverso la spettacolarizzazione di pochi manufatti decontestualizzati.
Più in generale, lo spopolamento della frazione, la perdita del patrimonio zootecnico e delle attività ad esso connesse, ha conseguentemente determinato l’impoverimento delle abilità artigiane che in tale universo agropastorale proliferavano; quel che resta vive nella memoria di poche persone e nelle stanze di una sorta di casa-museo diffuso che Luigi stesso ha allestito, fra la propria abitazione e la casa di famiglia a Case Venane, ricolme di oggetti della pastorizia, di sculture e bastoni in legno intagliati in prima persona, di ricami e altri prodotti di artigianato, spontaneo e autodidatta, realizzati prevalentemente durante l’autunno e l’inverno e la cui circolazione sociale ed economica è garantita dalla rete delle conoscenze di Luigi o dalla sua partecipazione alle principali fiere della pastorizia e dell’artigianato, come quelle di Piano Roseto e di Guardiagrele.
La documentazione di tali elementi rientra in un programma etnografico di lungo periodo condotto da Gianfranco Spitilli ed Emanuele Di Paolo nell’ambito del progetto europeo Réseau Tramontana a partire dal 2012 e di ricerche scientifiche legate alle attività di formazione e di specializzazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, in cui risultati sottolineano come i saperi di matrice pastorale e gli oggetti che ne derivano – dal bastone alla scultura, dalla croce antitempestaria al collare di legno – costituiscano componenti interconnesse del patrimonio bioculturale che si intende salvaguardare: una loro possibile tutela passa necessariamente per il riconoscimento della densità di conoscenze incorporate che, nel caso specifico, Luigi De Angelis continua a custodire e alimentare, fra l’autorappresentazione consapevole e la pratica quotidiana del laboratorio, e non attraverso la spettacolarizzazione di pochi manufatti decontestualizzati.








