Natura e universo
Musica in stalla
La pastorizia a San Giorgio
In una stalla di Case Venane, nei pressi di San Giorgio, la musica di una radio intrattiene le giornate di un piccolo gregge di pecore e capre. Gli animali trascorrono il loro tempo al coperto in una inusuale tranquillità, interrotta di tanto in tanto da qualche rarefatto belato; una volta al giorno pascolano nei dintorni, accompagnate dai cani. Il pastore Luigi De Angelis occupa le sue giornate mungendo, quagliando il formaggio e cantando mentre intaglia i bastoni, o altri oggetti lignei di suo gusto; è una forma originale di pastorizia “moderna”, distante da quella dei transumanti del paese che in autunno scendevano nelle Puglie, nella pianura verdeggiante del Tavoliere.
“Da piccolo ho iniziato a lavorare. Da ragazzino. Le abbiamo tenute sempre le pecore, prima mia zia, poi io. C’avevamo pure le mucche però. Mamma faceva il formaggio, mia madre. Dopo l’ho fatto io. Il lavoro ti deve piacere, perché devi essere libero e indipendente. Il lavoro è tutto. Io faccio dal produttore al consumatore”.
Luigi De Angelis, 20 luglio 2015
Nella frazione di San Giorgio, fino ai primi anni del Secondo Dopoguerra, quasi tutti i pastori partivano a settembre in direzione delle Puglie, verso il Gargano e il Tavoliere, per fare ritorno in montagna nel mese di giugno, quando il Comune fissava la riapertura del pascolo. Di quel mondo, oggi, a San Giorgio non resta quasi nulla: lo spopolamento ha svuotato progressivamente il paese, mentre le ultime grandi greggi sono scomparse e nell’intera frazione è rimasto in attività, fino a tempi recenti, un solo allevatore di ovini: Luigi De Angelis.
Luigi proviene da una famiglia segnata dall’emigrazione e dalla fatica della montagna. Il padre Berardo De Angelis partì per il Belgio negli anni Cinquanta del Novecento per lavorare come minatore; il nonno paterno, Luigi, morì a trentatré anni intossicato dai fumi della “cotta”, addormentatosi una notte d’inverno accanto alla catasta di legna messa a carbonizzare. La pastorizia era pertanto un’attività a prevalenza femminile: la madre Antonia, la zia e le sorelle si occupavano delle pecore, mentre il padre, dopo il suo ritorno in paese, commerciava bovini da carne; Luigi si occupava delle mucche, dedicandosi in seguito alla produzione del formaggio sotto la guida della madre, esperta casara: “della razza nostra, fratelli e sorelle, nessuno; dopo è rimasto a me – racconta –, e il formaggio l’ho fatto sempre io”. La sua è dunque, sin dall’origine, una pastorizia domestica, mai veramente transumante, posta sul margine dell’allevamento stanziale del paese e portata avanti solo per il fabbisogno proprio e della casa.
Luigi De Angelis ha avuto negli anni un numero variabile di poche decine di capi fra pecore e capre, allevati in stalla e nei prati intorno alla casa di famiglia, nella località detta Case Venane, posta poco fuori dall’abitato di San Giorgio in direzione del fondovalle. Come evidenzia l’antropologo Emanuele Di Paolo, Luigi produce quasi tutto ciò di cui ha bisogno, in un regime che tende all’autosufficienza: formaggio misto di pecora e capra a latte crudo, lavorato a rotazione tutto l’anno con il caglio e con utensili intagliati a mano, in piccolissime quantità; ricotta; salumi ricavati dalle carni dei maiali che alleva e macella personalmente. La stessa casa in cui abita è un museo di artigianato pastorale da lui realizzato: bastoni intagliati di olmo e prugnolo, nicchie per statuette dei santi, piccole sculture, centrini all’uncinetto, indumenti di lana ai ferri, cappelli di carta riciclata intrecciata, croci per scacciare la grandine e altri oggetti di carattere rituale, lavorati in prevalenza nel periodo autunnale e invernale accompagnandosi con il canto, a tempo con i colpi dell’intaglio.
Attorno alla quotidianità dell’allevamento – evidenzia Di Paolo –, Luigi alimenta una rete densissima di conoscenze e di pratiche di confine: dalla musica della radio messa in stalla, per favorire il benessere delle pecore, alla realizzazione delle croci protettive sul manto di vacche, pecore e muli in occasione della festa di Sant’Antonio abate il 17 gennaio, portati poi a benedire; fino alle reti di relazioni intessute durante la partecipazione alle fiere della pastorizia del circondario e alla partecipazione annuale, a Pentecoste, alla processione della Madonna della Sgrima della vicina Schiaviano, alla quale contribuisce con il dono di alcuni dei suoi formaggi per l’asta che precede la festa: un santuario mariano di particolare importanza, posto lungo il tratturo Rocca Roseto-Frisa, dove i pastori transumanti provenienti dalla direzione di San Giorgio facevano abitualmente tappa.
Luigi proviene da una famiglia segnata dall’emigrazione e dalla fatica della montagna. Il padre Berardo De Angelis partì per il Belgio negli anni Cinquanta del Novecento per lavorare come minatore; il nonno paterno, Luigi, morì a trentatré anni intossicato dai fumi della “cotta”, addormentatosi una notte d’inverno accanto alla catasta di legna messa a carbonizzare. La pastorizia era pertanto un’attività a prevalenza femminile: la madre Antonia, la zia e le sorelle si occupavano delle pecore, mentre il padre, dopo il suo ritorno in paese, commerciava bovini da carne; Luigi si occupava delle mucche, dedicandosi in seguito alla produzione del formaggio sotto la guida della madre, esperta casara: “della razza nostra, fratelli e sorelle, nessuno; dopo è rimasto a me – racconta –, e il formaggio l’ho fatto sempre io”. La sua è dunque, sin dall’origine, una pastorizia domestica, mai veramente transumante, posta sul margine dell’allevamento stanziale del paese e portata avanti solo per il fabbisogno proprio e della casa.
Luigi De Angelis ha avuto negli anni un numero variabile di poche decine di capi fra pecore e capre, allevati in stalla e nei prati intorno alla casa di famiglia, nella località detta Case Venane, posta poco fuori dall’abitato di San Giorgio in direzione del fondovalle. Come evidenzia l’antropologo Emanuele Di Paolo, Luigi produce quasi tutto ciò di cui ha bisogno, in un regime che tende all’autosufficienza: formaggio misto di pecora e capra a latte crudo, lavorato a rotazione tutto l’anno con il caglio e con utensili intagliati a mano, in piccolissime quantità; ricotta; salumi ricavati dalle carni dei maiali che alleva e macella personalmente. La stessa casa in cui abita è un museo di artigianato pastorale da lui realizzato: bastoni intagliati di olmo e prugnolo, nicchie per statuette dei santi, piccole sculture, centrini all’uncinetto, indumenti di lana ai ferri, cappelli di carta riciclata intrecciata, croci per scacciare la grandine e altri oggetti di carattere rituale, lavorati in prevalenza nel periodo autunnale e invernale accompagnandosi con il canto, a tempo con i colpi dell’intaglio.
Attorno alla quotidianità dell’allevamento – evidenzia Di Paolo –, Luigi alimenta una rete densissima di conoscenze e di pratiche di confine: dalla musica della radio messa in stalla, per favorire il benessere delle pecore, alla realizzazione delle croci protettive sul manto di vacche, pecore e muli in occasione della festa di Sant’Antonio abate il 17 gennaio, portati poi a benedire; fino alle reti di relazioni intessute durante la partecipazione alle fiere della pastorizia del circondario e alla partecipazione annuale, a Pentecoste, alla processione della Madonna della Sgrima della vicina Schiaviano, alla quale contribuisce con il dono di alcuni dei suoi formaggi per l’asta che precede la festa: un santuario mariano di particolare importanza, posto lungo il tratturo Rocca Roseto-Frisa, dove i pastori transumanti provenienti dalla direzione di San Giorgio facevano abitualmente tappa.
Il cane Bingo
Luigi De Angelis, voce.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 5 luglio 2015.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 5 luglio 2015.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Musica in stalla
Il pastore e l’agnello
Luigi De Angelis, all’interno della stalla, solleva un agnello nato da poco. L’accudimento dei nuovi nati è una delle cure quotidiane del piccolo allevamento stanziale, dove pecore e capre convivono in numero ridotto.
Foto di Gianluca Pisciaroli,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 29 novembre 2012,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Gianluca Pisciaroli,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 29 novembre 2012,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Musica in stalla
La mungitura
Seduto su uno sgabello, in un recinto attiguo alla stalla, Luigi De Angelis munge una pecora a mano. La mungitura quotidiana fornisce il latte per la produzione casalinga di formaggio e di ricotta, in modeste quantità, distribuite per tutto l’anno.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 12 agosto 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 12 agosto 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Musica in stalla
Il fieno per l’inverno
Luigi De Angelis sposta una balla di fieno verso la stalla. Le scorte invernali, accumulate dopo la stagione di fienagione, sono la base del foraggio quando la neve copre i pascoli circostanti.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 1 novembre 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 1 novembre 2015,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Musica in stalla
L’allattamento
Un agnello mentre viene allattato da Luigi De Angelis con un biberon ricavato da una bottiglia di vetro. Quando una pecora rifiuta il piccolo o non ha latte sufficiente, l’alimentazione artificiale è affidata al pastore, che vi si dedica più volte al giorno.
Foto di Gianluca Pisciaroli,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 29 novembre 2012,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Gianluca Pisciaroli,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 29 novembre 2012,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Musica in stalla
Le capre e il Gran Sasso
Le capre di Luigi De Angelis nei dintorni della stalla, nei pressi delle mangiatoie esterne, con il Corno Grande del Gran Sasso d’Italia ancora innevato sullo sfondo.
Archivio De Angelis,
San Giorgio di Crognaleto (TE), maggio 2003.
Archivio De Angelis,
San Giorgio di Crognaleto (TE), maggio 2003.
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La mungitura delle capre
Luigi De Angelis mentre munge le capre del suo piccolo allevamento misto, in un recinto accanto alla stalla; a differenza delle pecore, ogni capra ha un nome proprio, con il quale viene continuamente chiamata dal pastore durante la giornata.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 4 luglio 2015.
Riprese di Gianfranco Spitilli, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
San Giorgio di Crognaleto (TE), 4 luglio 2015.
Riprese di Gianfranco Spitilli, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Trasmissione e salvaguardia
La pastorizia residuale di San Giorgio, incarnata dalla figura di Luigi De Angelis, si trova attualmente in una condizione di estrema fragilità: a causa dell’età e di intercorsi problemi di salute che gli impediscono di portare avanti la forma particolare di pastorizia esercitata sinora nel corso della sua vita, Luigi ha dismesso quasi ogni attività connessa all’allevamento. Lo spopolamento della frazione, la fine delle grandi transumanze pugliesi e la perdita di valore della lana hanno inoltre smantellato l’intero tessuto economico che reggeva la pastorizia locale; quel che resta vive nella memoria di poche persone e nelle stanze di una sorta di casa-museo che Luigi stesso ha allestito, ricolma di oggetti pastorali, di sculture e bastoni in legno intagliati in prima persona, di ricami e altri prodotti di artigianato, spontaneo e autodidatta, realizzati prevalentemente durante l’autunno e l’inverno. Esistono oggi, tuttavia, alcune fiere che cercano di mantenere vivo il settore, come quella di Fonte Vetica a Campo Imperatore, e quella, più prossima, di Piano Roseto, alle quali Luigi De Angelis ha frequentemente partecipato anche promuovendo i suoi prodotti; o iniziative locali, promosse dalle associazioni del territorio, per la valorizzazione della cultura pastorale locale.
Sul versante della ricerca, la pastorizia di San Giorgio e la figura di Luigi De Angelis sono al centro di un programma di documentazione etnografica di lungo periodo condotto da Gianfranco Spitilli ed Emanuele Di Paolo per il Centro Studi Don Nicola Jobbi, come esito della rete europea Réseau Tramontana, e nell’ambito di ricerche scientifiche legate alle attività di formazione e di specializzazione dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Se sul piano internazionale la transumanza e le pratiche pastorali sono state iscritte nel 2019 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, e il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, proprio un caso come quello di Luigi mostra l’ambivalenza dei processi di patrimonializzazione: la figura del pastore “moderno” che si presta alle rievocazioni diventa funzionale a un immaginario folklorico decontestualizzato, mentre il sapere reale di cui l’allevatore è portatore rischia di restare relegato in secondo piano, o di essere del tutto ignorato. Una salvaguardia autentica passa allora, in tal caso, non per la spettacolarizzazione di un ruolo ma per il riconoscimento della densità di conoscenza incorporata che la persona di Luigi De Angelis continua a custodire, nella forma sua propria, fra l’autorappresentazione consapevole e la quotidianità del lavoro pastorale.
Sul versante della ricerca, la pastorizia di San Giorgio e la figura di Luigi De Angelis sono al centro di un programma di documentazione etnografica di lungo periodo condotto da Gianfranco Spitilli ed Emanuele Di Paolo per il Centro Studi Don Nicola Jobbi, come esito della rete europea Réseau Tramontana, e nell’ambito di ricerche scientifiche legate alle attività di formazione e di specializzazione dell’Università “La Sapienza” di Roma.
Se sul piano internazionale la transumanza e le pratiche pastorali sono state iscritte nel 2019 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, e il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, proprio un caso come quello di Luigi mostra l’ambivalenza dei processi di patrimonializzazione: la figura del pastore “moderno” che si presta alle rievocazioni diventa funzionale a un immaginario folklorico decontestualizzato, mentre il sapere reale di cui l’allevatore è portatore rischia di restare relegato in secondo piano, o di essere del tutto ignorato. Una salvaguardia autentica passa allora, in tal caso, non per la spettacolarizzazione di un ruolo ma per il riconoscimento della densità di conoscenza incorporata che la persona di Luigi De Angelis continua a custodire, nella forma sua propria, fra l’autorappresentazione consapevole e la quotidianità del lavoro pastorale.








