Saperi tecnici e artigianali

Il nocciolo e la grandine

L’intaglio delle “crocette” a San Giorgio

Nei pressi della stalla, il pastore Luigi De Angelis trascorre una giornata al sole preparando le croci per la festa della SS. Croce. Con gesti calibrati e consapevoli di chi svolge questa mansione da molto tempo, Luigi intaglia i bastoni di nocciolo messi da parte nei giorni precedenti, rifila gli innesti orizzontali, consacra gli oggetti con la cera della Candelora e l’ulivo benedetto, per consegnarli a chi desidera una speciale protezione della casa e dei campi.

“Alla gente adesso non gliene importa più. Mo’ quelli che vanno a messa, quando portano i bambini, mica gli fanno guardare che devono farsi il segno della croce con l’acqua santa? Queste mio fratello le dà pure a quelli che non le fanno, se ci credono, a quelli che non ci credono che gliele dai a fare? Prima ci si teneva tanto, io ho delle croci vecchie vecchie”.

Luigi De Angelis, 3 maggio 2018

Secondo un complesso di tradizioni storiche e leggendarie Sant’Elena Imperatrice, madre dell’imperatore Costantino precocemente convertita al cristianesimo, fu protagonista del ritrovamento miracoloso della reliquia della Vera Croce sul Golgota, a Gerusalemme, tra il 326 e il 328, e ne riportò una porzione in Occidente unitamente ad altri strumenti della Passione di Cristo, dando vita a un conseguente spargimento di frammenti in molti luoghi della cristianità. Il culto della Santa Croce celebra pertanto tuttora, il 3 maggio, la cosiddetta Invenzione della Santa Croce (dal latino inventio, ritrovamento), una festa in origine liturgica, accorpata in seguito al 14 settembre (Esaltazione della Santa Croce) ma profondamente radicata nella tradizione devozionale locale, che ne mantiene in vita forme rituali legate alle feste di maggio e ai cicli agricoli, come la protezione dei campi, dei raccolti e delle abitazioni unitamente alla venerazione delle reliquie.

Nell’area del Gran Sasso e dei Monti della Laga le documentazioni ci restituiscono la diffusa pratica della preparazione delle cosiddette “crocette”, oggi largamente in disuso, fino alla seconda metà del XX secolo: piccole croci di nocciolo confezionate in casa e portate in processione la mattina del 3 maggio, quando erano collocate in prossimità dei terreni. Lo spazio abitato si estendeva alle coltivazioni, necessarie alla sopravvivenza, e ogni campo era benedetto dalla presenza delle “crocette”, simulacri della Vera Croce della Passione.
Luigi De Angelis, pastore di pecore e capre di San Giorgio di Crognaleto, ha mantenuto in vita questa “vecchia tradizione” e continua, anno dopo anno, a realizzare decine di “crocette” per devozione personale e per farne dono a familiari, amici e conoscenti che ne facciano richiesta, per proteggere la casa e gli orti.

La fabbricazione delle croci segue un percorso artigianale e cerimoniale consolidato, appreso dal padre e dal nonno, che Luigi segue scrupolosamente: dopo essersi procurato dei bastoni di nocciolo di sufficiente diametro e altezza, ne intaglia la punta a un’estremità, per facilitare il successivo inserimento nel terreno; quindi apre una fenditura nel ramo con l’aiuto di un ronchetto, realizza una stecca orizzontale con altri rami di nocciolo e la inserisce nella fessura per creare i bracci della croce; terminata la fase di fabbricazione vera e propria, innesta un ramoscello di ulivo benedetto durante la messa della Domenica delle Palme nel punto di congiunzione fra il ramo verticale e la traversa orizzontale, e lo consacra sciogliendo in cinque punti delle gocce di cera di una candela della Candelora (“Padre”, “Figlio”, “Spirito”, “Santo”, “e così sia”), da entrambi i lati, affinché la croce possa proteggere in tutte le direzioni.

Così fabbricate, le “crocette” sono pronte all’uso, portate fuori dall’uscio in caso di grandinata o disposte nei campi per invocare la benedizione e la protezione di orti e raccolti, secondo uno scenario rituale che attribuisce loro la proprietà di tenere lontani i mali e respingere, in funzione antitempestaria, le nuvole e le sciagure meteorologiche.

Le croci antitempestarie

Luigi De Angelis, voce; suoni di lavorazione.

San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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Il nocciolo e la grandine
Luigi De Angelis
Luigi De Angelis impegnato nella realizzazione delle “crocette”.

Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Il nocciolo e la grandine
L’innesto orizzontale
Dopo aver aperto una fenditura nel ramo di nocciolo, si innesta al suo interno una stecca orizzontale dello stesso materiale precedentemente lavorata.

Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Il nocciolo e la grandine
La consacrazione
Luigi De Angelis consacra le “crocette” con la cera delle candele prese il giorno della Candelora.

Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Il nocciolo e la grandine
Luigi e le “crocette”
Una volta completate, le “crocette” sono legate insieme per essere portate e consegnate a chi ne fa richiesta.

Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Il nocciolo e la grandine
La forma delle croci
I bastoni di nocciolo con l’innesto orizzontale dello stesso legno, a formare la croce.

Foto di Emanuele Di Paolo,
San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

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La fabbricazione delle “crocette”

Luigi De Angelis durante la realizzazione delle “crocette”, dalla preparazione della punta, all’innesto della stecca orizzontale, all’inserimento dell’ulivo benedetto, fino alla consacrazione con la cera della Candelora.

San Giorgio di Crognaleto (TE), 3 maggio 2018.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

L’attività di realizzazione delle “crocette” per la festa della Santa Croce appare come una consuetudine del tutto residuale, che sussiste nella memoria locale di molte comunità del Gran Sasso e dei Monti della Laga ma che non è di fatto più praticata se non in rari contesti di eccezione. Come documentato dalle ricerche antropologiche di Gianfranco Spitilli svolte a metà degli anni Duemila, analoga realizzazione avveniva nel paese di Intermesoli, dove le croci erano portate in processione nei campi e permaneva fino alla seconda metà del XX secolo un intero complesso rituale legato al loro utilizzo per la protezione dei raccolti.

Luigi De Angelis rappresenta in tal senso un elemento di continuità, avendone custodito nei decenni sia le abilità realizzative sia la conoscenza delle funzioni e dell’uso, anche nell’ottica di mantenere in vita un tessuto di relazioni fra contesti e persone legate tuttora alla credenza nelle proprietà protettive delle croci di maggio.
Non sono attestate iniziative di salvaguardia né sono noti, allo stato attuale delle ricerche, ulteriori soggetti che perpetuino, in ambito domestico o comunitario, la fabbricazione delle “crocette”. La trasmissione del complesso culturale e devozionale legato a questa forma di artigianato a carattere “cerimoniale” risulta pertanto estremamente fragile, e la relativa pratica a forte rischio di estinzione.

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