Saperi tecnici e artigianali
I rombi dorati
La preparazione dei fritti di latte a Castel Castagna
In una cucina di Castel Castagna, nella Valle Siciliana, Monica Di Gaetano taglia a rombi una crema di latte ormai fredda e soda, la passa nella farina e poi nell’uovo sbattuto, facendola poi scivolare nell’olio bollente. In pochi istanti i bocconcini si gonfiano e diventano dorati; appena scolati, un rapido passaggio nello zucchero mescolato a polvere di cannella li completa. Sono i fritti di latte, un dolce povero ma prelibato, servito nei matrimoni o per la gioia dei bambini.
“Tagliatelo a mandorle quando sarà ben diaccio, doratelo coll’uovo e pangrattato, friggetelo nel lardo o nell’olio e servitelo caldo”.
Pellegrino Artusi, 1891
I fritti di latte sono uno dei dolci più diffusi e amati della tradizione abruzzese e, nel teramano, sono noti anche come cremini o fritti di crema. Alla base della loro preparazione c’è una crema soda, cotta sul fuoco e lasciata raffreddare fino a rapprendersi, tagliata a larghe fette e infine a rombi. Monica Di Gaetano, cuoca di Castel Castagna, ne descrive con precisione i passaggi successivi: i rombi si infarinano, si passano nell’uovo sbattuto – a cui aggiunge un poco d’acqua affinché in frittura non si formino troppe bolle – e si friggono in padella; appena dorati, vengono delicatamente rotolati nello zucchero, precedentemente mescolato alla cannella in polvere. È una preparazione apparentemente semplice, laboriosa e delicata, in cui la riuscita dipende dalla giusta consistenza della crema e dalla temperatura dell’olio, e da una buona dose di pazienza.
Il dolce appartiene a una vasta famiglia di fritti di crema diffusi in tutta Italia, dal latte dolce fritto ligure alla crema fritta emiliana, fino al latte fritto siciliano, ed è probabilmente imparentato con la leche frita di origine spagnola. Non a caso Pellegrino Artusi, nella sua singolare opera La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene del 1891, codifica la “crema fritta” in una doppia versione: una più sobria, da servire nel fritto misto, e una dolce, con leggere varianti, che funge propriamente da dessert.
I fritti di latte sono legati per tradizione al Carnevale, insieme a castagnole, zeppole e frappe. Ma la loro funzione è sempre stata più ampia: Monica ricorda di averli preparati per i matrimoni e, nel quotidiano, per accontentare i bambini. Sono, in altre parole, un dolce “d’occasione” e insieme un dolce di casa, capace di occupare con naturalezza la tavola della festa e il momento della merenda. Nella sua attività di ristorazione Monica li propone soprattutto su richiesta, accanto ai dolci di maggiore “tendenza” come la pizza dolce, il tiramisù e panna cotta, riconoscendo il loro valore di dolce tipico e l’opportunità di averli sempre a disposizione nell’offerta, se il molto lavoro lo consentisse.
Nel territorio della Valle Siciliana e del Mavone, dove Castel Castagna è collocato, la pastorizia e l’allevamento hanno reso il latte un ingrediente quotidiano: nei fritti, questo semplice alimento si trasforma abilmente in un dolce di festa, anche se la sua radice più propria e consolidata rimane quella del recinto domestico, nel cuore di un sapere familiare tramandato di madre in figlia.
La ricetta e le occasioni
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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I rombi dorati
Il dolce finito
Foto di Emanuele Di Paolo,
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


I rombi dorati
Gli ingredienti
Foto di Emanuele Di Paolo,
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


I rombi dorati
Il taglio a rombi
Foto di Emanuele Di Paolo,
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


I rombi dorati
La frittura
Foto di Emanuele Di Paolo,
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


I rombi dorati
Appena fritti
Foto di Emanuele Di Paolo,
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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La preparazione dei fritti di latte
Castel Castagna (TE), 27 maggio 2026.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Trasmissione e salvaguardia
Pur essendo oggi una cuoca di professione nel suo “Agriturismo Gran Sasso” a Castel Castagna, Monica Di Gaetano dichiara di aver appreso i fritti di latte in ambito familiare, dalla madre e dalla nonna. È il tratto più caratteristico di questo sapere: una ricetta domestica, trasmessa per via orale e gestuale di generazione in generazione, che dalla cucina di casa è passata a quella del ristorante. Il dolce vive così una doppia vita: resta legato alle ricorrenze familiari e di comunità – il Carnevale, i matrimoni – ma trova insieme nuovo spazio nella ristorazione locale, dove la riscoperta delle ricette tradizionali lo propone anche come componente del fritto misto o come stuzzichino in accompagnamento ai vini del territorio.
Sono da citare come esempi di salvaguardia della preparazione, a tal proposito, i ricettari di Fernando Aurini (1964), Rino Faranda (1977), Rosita Di Antonio (2001), che nel corso di un cinquantennio ne hanno codificato ingredienti e procedimento; parallelamente, la particolare attestazione nella Valle Siciliana, dove la sua diffusione domestica è ancora ben documentata, è elemento di solidità della pratica gastronomica nelle forme proprie della trasmissione orale che fino ad oggi l’hanno sostenuta e tramandata.
La principale insidia per la continuità di questo patrimonio è l’occasionalità della sua preparazione, anche in ambito ristorativo, rispetto ad altri dolci di maggiore diffusione come la pizza dolce, il tiramisù, la panna cotta, e, più in generale, l’affievolirsi progressivo della trasmissione domestica. Non sono riscontrate, attualmente, misure specifiche di salvaguardia da parte delle istituzioni e delle comunità locali.



