Riti e pratiche sociali
Il santo dei pastori
La festa di San Valentino a Fano Adriano
Due volte l’anno, nel cuore dell’inverno e al declinare dell’estate, Fano Adriano si raccoglie attorno al suo santo. La statua lignea di San Valentino Martire esce dalla chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo e attraversa a spalla i vicoli del paese, tra la banda che intona le sue marce e le campane lanciate “ad allegrezza” dal campanile, mentre i fedeli si stringono lungo il percorso. È il doppio ritmo di una festa che porta inscritta, nelle sue due date, la memoria di un paese di pastori transumanti, lontani da casa proprio quando l’inverno ne celebrava il santo protettore.
“Essendo un paese di pastorizia transumante, lo festeggiavamo due volte perché si faceva l’inverno, qui c’erano le madri coi figli. Poi la rifacevano un’altra volta, San Valentino per tutta la famiglia, insieme, la prima domenica di settembre. E noi questa tradizione l’abbiamo mantenuta: adesso la facciamo oggi, San Valentino, poi la rifacciamo l’ultima domenica di agosto”.
Berardino Nisii, 14 febbraio 2026
La festa di San Valentino costituisce il principale rito di aggregazione calendariale della comunità di Fano Adriano. Il suo fulcro è la venerata effigie del santo, una raffinata scultura lignea policroma condotta in processione dalla chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo lungo le piazze e i vicoli del paese, che trasforma lo spazio quotidiano del paese in uno scenario rituale, scandito dalla banda e dalle campane suonate “ad allegrezza” dalla torre seicentesca del campanile. Attorno al nucleo liturgico, costituito dalla messa e dalla processione, si articola la dimensione civile e conviviale della festa, secondo quella compenetrazione fra dimensione sacra e profana propria delle feste patronali dell’Italia centro-meridionale: la celebrazione del santo protettore è al tempo stesso atto devozionale e rappresentazione che la comunità dà di se stessa, secondo un linguaggio festivo elaborato e trasformato nel corso dei secoli.
Il tratto più caratteristico che la contraddistingue è la duplicazione del tempo festivo: ricorrenza fissa al 14 febbraio, San Valentino cade in pieno inverno, quando un tempo era presente in paese solo la componente stanziale della comunità; la festa “di tutti” veniva perciò ripetuta in estate alla presenza di pastori e armentari e all’approssimarsi della nuova partenza per la Campagna romana, la prima domenica di settembre, oggi traslata all’ultima domenica di agosto. La doppia data è la manifestazione più emblematica, depositata nel calendario cerimoniale, dell’economia transumante che a lungo ha strutturato la dinamica sociale e professionale del paese: una collettività divisa tra una parte stanziale e una mobile, impegnata nelle attività armentarie, in migrazione periodica assieme a migliaia di ovini verso l’Agro romano e la Puglia, accompagnata da un’articolata rete di mestieri al loro servizio.
Le origini del culto sfuggono alla documentazione scritta. Sulla base di una ricognizione dei registri parrocchiali di battesimo, lo studioso locale Berardino Nisii avanza l’ipotesi che il patronato di San Valentino si sia affermato nell’Ottocento, quando l’imposizione di quel nome conobbe un’improvvisa fortuna: un indizio onomastico di una devozione in progressiva ascesa, sostenuta dalle autorità ecclesiastiche. La festa si configura così come il punto focale di un’identità di lunga durata, intrecciata alla storia religiosa e politica del territorio, alle sue campane e alle genealogie delle famiglie del paese dedite alla pastorizia mobile.
Nelle edizioni del passato il dispositivo festivo includeva anche una corsa di cavalli, fissata nella memoria da alcune fotografie e di filmati degli anni Cinquanta. Vi gareggiavano per lo più uomini afferenti al mondo pastorale: fantini che nelle aziende della campagna romana avevano fatto del cavallo uno strumento di lavoro e ne avevano affinato la conduzione. La gara, seguita dall’intera comunità assiepata lungo il percorso, saldava il tempo della festa a quello del mestiere: la ricorrenza patronale diventava così anche luogo di esibizione e di riconoscimento delle competenze di una società di armentari.
Il tratto più caratteristico che la contraddistingue è la duplicazione del tempo festivo: ricorrenza fissa al 14 febbraio, San Valentino cade in pieno inverno, quando un tempo era presente in paese solo la componente stanziale della comunità; la festa “di tutti” veniva perciò ripetuta in estate alla presenza di pastori e armentari e all’approssimarsi della nuova partenza per la Campagna romana, la prima domenica di settembre, oggi traslata all’ultima domenica di agosto. La doppia data è la manifestazione più emblematica, depositata nel calendario cerimoniale, dell’economia transumante che a lungo ha strutturato la dinamica sociale e professionale del paese: una collettività divisa tra una parte stanziale e una mobile, impegnata nelle attività armentarie, in migrazione periodica assieme a migliaia di ovini verso l’Agro romano e la Puglia, accompagnata da un’articolata rete di mestieri al loro servizio.
Le origini del culto sfuggono alla documentazione scritta. Sulla base di una ricognizione dei registri parrocchiali di battesimo, lo studioso locale Berardino Nisii avanza l’ipotesi che il patronato di San Valentino si sia affermato nell’Ottocento, quando l’imposizione di quel nome conobbe un’improvvisa fortuna: un indizio onomastico di una devozione in progressiva ascesa, sostenuta dalle autorità ecclesiastiche. La festa si configura così come il punto focale di un’identità di lunga durata, intrecciata alla storia religiosa e politica del territorio, alle sue campane e alle genealogie delle famiglie del paese dedite alla pastorizia mobile.
Nelle edizioni del passato il dispositivo festivo includeva anche una corsa di cavalli, fissata nella memoria da alcune fotografie e di filmati degli anni Cinquanta. Vi gareggiavano per lo più uomini afferenti al mondo pastorale: fantini che nelle aziende della campagna romana avevano fatto del cavallo uno strumento di lavoro e ne avevano affinato la conduzione. La gara, seguita dall’intera comunità assiepata lungo il percorso, saldava il tempo della festa a quello del mestiere: la ricorrenza patronale diventava così anche luogo di esibizione e di riconoscimento delle competenze di una società di armentari.
Marcia di festa
Banda Città di Montorio al Vomano, suoni della processione e del corteo dei fedeli.
Fano Adriano (TE), 14 febbraio 2026.
Registrazione di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi.
Fano Adriano (TE), 14 febbraio 2026.
Registrazione di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi.
Ascolta il brano


Il santo dei pastori
La statua di San Valentino
La statua lignea policroma di San Valentino davanti alla facciata della chiesa madre, durante la festa estiva.
Foto di Luigi Guerrieri,
Fano Adriano (TE), 29 agosto 2022,
Archivio Guerrieri.
Foto di Luigi Guerrieri,
Fano Adriano (TE), 29 agosto 2022,
Archivio Guerrieri.


Il santo dei pastori
La messa di febbraio
La celebrazione eucaristica nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con la statua di San Valentino posta accanto all’altare; il rosso dei paramenti è quello proprio della festa di un martire.
Foto di Emanuele Di Paolo,
Fano Adriano (TE), 14 febbraio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Emanuele Di Paolo,
Fano Adriano (TE), 14 febbraio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Il santo dei pastori
La processione
I portatori conducono a spalla la statua del santo lungo un vicolo del paese, durante la processione della festa estiva.
Foto di Luigi Guerrieri,
Fano Adriano (TE), 27 agosto 2017,
Archivio Guerrieri.
Foto di Luigi Guerrieri,
Fano Adriano (TE), 27 agosto 2017,
Archivio Guerrieri.


Il santo dei pastori
In piazza
La statua di San Valentino nella piazza della chiesa dei Santi Pietro e Paolo durante il corteo processionale di fine estate; sulla sinistra i musicisti della banda, intorno la comunità riunita.
Foto di Berardino Nisii,
Fano Adriano (TE), 25 agosto 1996,
Archivio Nisii.
Foto di Berardino Nisii,
Fano Adriano (TE), 25 agosto 1996,
Archivio Nisii.


Il santo dei pastori
La corsa dei cavalli
Un momento della corsa di cavalli che un tempo si svolgeva in occasione della festa: la folla segue assiepata ai lati della strada.
Foto di Silvino Franciosi,
Fano Adriano (TE), anni Cinquanta del XX secolo,
Archivio Famiglia Franciosi e Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Foto di Silvino Franciosi,
Fano Adriano (TE), anni Cinquanta del XX secolo,
Archivio Famiglia Franciosi e Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Visioni di festa
Immagini d’epoca della festa di San Valentino che documentano il corteo processionale, la corsa dei cavalli e i momenti conviviali che accompagnavano le celebrazioni.
Fano Adriano (TE), settembre 1955.
Riprese di Leonardo Riccioni, Fondo Riccioni, Biblioteca “Melchiorre Dèlfico”/Centro Studi Don Nicola Jobbi.
Fano Adriano (TE), settembre 1955.
Riprese di Leonardo Riccioni, Fondo Riccioni, Biblioteca “Melchiorre Dèlfico”/Centro Studi Don Nicola Jobbi.
Trasmissione e salvaguardia
La festa di San Valentino è oggi ancora molto partecipata. Celebrata due volte l’anno – il 14 febbraio e l’ultima domenica d’agosto – costituisce per Fano Adriano un forte legante comunitario: in particolare nei mesi estivi il paese si ripopola, e molti vi fanno ritorno proprio per l’occasione, ritrovando parenti, compaesani e i discendenti delle antiche famiglie dedite alla pastorizia transumante. In una comunità segnata dallo spopolamento, come gran parte dei centri montani, la festa funziona da periodico rito di ricongiungimento, capace di riannodare i legami tra chi è rimasto e chi è emigrato, sebbene sopravviva attualmente solo un’azienda dedita alla pastorizia che ancora effettua il pascolo estivo fra le montagne.
Un ruolo rilevante nella trasmissione di questa memoria condivisa, spetta a chi l’ha documentata nel corso dei decenni: già a metà Novecento il fotografo fanese Silvino Franciosi fissò attraverso il suo obiettivo fotografico alcuni momenti della festa e della corsa dei cavalli, mentre Leonardo Riccioni, discendente di una famiglia di armentari del paese, dedicò fin dai primi anni Cinquanta un’opera capillare di documentazione filmica alla vita della propria azienda ai Casali della Pallavicina e a quella estiva dei luoghi d’origine, con particolare attenzione rivolta proprio alla festa di San Valentino. A loro si affiancano, in tempi recenti, il fotografo Luigi Guerrieri, che nell’ultimo decennio ha testimoniato con attenzione la festa del patrono, nella duplice ricorrenza invernale ed estiva, e lo stesso Berardino Nisii, custode di molte memorie del paese e di un repertorio fotografico sulla festa che copre l’ultimo cinquantennio.
Un ruolo rilevante nella trasmissione di questa memoria condivisa, spetta a chi l’ha documentata nel corso dei decenni: già a metà Novecento il fotografo fanese Silvino Franciosi fissò attraverso il suo obiettivo fotografico alcuni momenti della festa e della corsa dei cavalli, mentre Leonardo Riccioni, discendente di una famiglia di armentari del paese, dedicò fin dai primi anni Cinquanta un’opera capillare di documentazione filmica alla vita della propria azienda ai Casali della Pallavicina e a quella estiva dei luoghi d’origine, con particolare attenzione rivolta proprio alla festa di San Valentino. A loro si affiancano, in tempi recenti, il fotografo Luigi Guerrieri, che nell’ultimo decennio ha testimoniato con attenzione la festa del patrono, nella duplice ricorrenza invernale ed estiva, e lo stesso Berardino Nisii, custode di molte memorie del paese e di un repertorio fotografico sulla festa che copre l’ultimo cinquantennio.








