Riti e pratiche sociali

Di reliquia in reliquia

La festa di Sant’Egidio Abate a Cerqueto

Nella festa di Sant’Egidio Abate a Cerqueto, conclusa la processione, sul sagrato della chiesa il sacerdote leva una dopo l’altra le reliquie dei santi, custodite dentro preziosi ostensori. A ogni benedizione, in rigorosa successione, risuona la stessa solenne cadenza: la voce del parroco intona la formula, seguita dall’amen dei devoti, dalla banda, da un rintocco di campana e da uno sparo che si alza dal costone roccioso e rimbomba nella valle sottostante. E poi di nuovo, di reliquia in reliquia, fino a mostrare e venerare i frammenti corporei del santo patrono.
“Cerqueto, oltre alle bellezze naturali conserva alcune tradizioni di notevole interesse, tra le quali emerge la bellissima processione del Patrono S. Egidio, del I° Settembre, che culmina nella benedizione impartita dalla loggia con 21 reliquie, alcune delle quali antichissime. Ogni benedizione viene separata da suoni di Banda, tocchi di campane ed esplosioni pirotecniche”.
Don Nicola Jobbi, 9 gennaio 1965
Il culto di Sant’Egidio Abate a Cerqueto è molto antico. La chiesa a lui dedicata era da secoli meta di pellegrinaggio per l’intera Valle del Vomano, e una bolla di Papa Eugenio IV del 1432 che concedeva l’indulgenza a quanti, confessati e comunicati, avessero fatto un’offerta per il restauro della chiesa, allora in rovina, ne attesta la devozione in un’epoca in cui essa era evidentemente già radicata. Attorno a questo “centro della fede”, secondo i racconti di fondazione trasmessi dalla tradizione orale, si sarebbe raccolto l’abitato, disponendosi lungo il pendio nei quattro rioni – Castello, Colle, Casale e Piano – che disegnano la caratteristica forma a ferro di cavallo affacciata sul massiccio del Gran Sasso.

La festa cade il 1º settembre, una data che per Cerqueto ha un valore non soltanto liturgico: un tempo coincideva con l’apice della stagione estiva, quando il paese si riempiva fino a raddoppiare la popolazione in virtù del rientro temporaneo degli emigrati a Roma, negli Stati Uniti, in Canada, in Venezuela, poiché tutti attendevano la festa del patrono prima di ripartire.

La giornata si apre tuttora con la messa solenne, seguita da una lunga e sinuosa processione che conduce la statua policroma di Sant’Egidio Abate per le vie del paese e lungo le strade che ne circondano l’abitato, fino al ritorno sul sagrato della chiesa. È qui che si compie la benedizione con le reliquie, il rito più caratteristico dell’intera festa. Si tratta di una sequenza rigorosamente scandita e sincronizzata, fatta di una successione di atti precisi e ripetuta per ciascuna delle numerose reliquie, comprese quelle del patrono poste al termine dell’ostensione rituale: il sacerdote impartisce la benedizione, intonata in canto, chiosata dall’amen dei fedeli e seguita dalla breve esecuzione della banda, dal rintocco della campana della torre campanaria e da una batteria di fuochi pirotecnici levata dal costone roccioso che sovrasta il paese, orchestrando così l’intero paesaggio sonoro festivo, con le voci, gli strumenti musicali, i bronzi e gli spari. Nel tempo la sua collocazione è mutata, dal loggiato posteriore della chiesa, al balcone e allo spazio antistante la casa parrocchiale, infine al sagrato che guarda verso la vallata e le montagne, ma la struttura cerimoniale si è conservata e perpetuata, ripristinando dalla metà degli anni Duemila anche l’originaria formulazione in latino.

La storia di Cerqueto della seconda metà del Novecento è indissolubilmente legata alla figura di Don Nicola Jobbi, parroco del paese dal 1963 al 1984. Giovane sacerdote proveniente dalle campagne di Mosciano Sant’Angelo, animatore e “agitatore culturale”, Jobbi si propose di diventare “un cerquetano tra i cerquetani”, tentando di promuovere la vita economica e sociale e contribuendo a salvaguardare gli elementi espressivi propri della cultura del luogo: lottò per dotare Cerqueto di strade, acqua corrente e servizi essenziali, vi fondò un museo etnografico e inaugurò numerose iniziative di promozione, e, soprattutto, cominciò fin dal suo arrivo a documentare con il magnetofono i canti, le orazioni e i cerimoniali della comunità, proprio a partire dalla festa di Sant’Egidio e dalla benedizione con le reliquie. È a questa sensibilità precoce che si deve la più antica testimonianza sonora del rito oggi conosciuta.

La benedizione con le reliquie

Padre Silvestro Misantoni, voce; banda, campane, fuochi d’artificio.

Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 1968.
Registrazione di Don Nicola Jobbi, Fondo Jobbi, Centro Studi Don Nicola Jobbi / Biblioteca Melchiorre Dèlfico.

Ascolta il brano

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Di reliquia in reliquia
La statua di Sant’Egidio
La statua lignea policroma di Sant’Egidio, raffigurato come abate mitrato con il pastorale e la mano levata in benedizione, presso il portale della chiesa parrocchiale.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 2007,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Di reliquia in reliquia
La benedizione
Il sacerdote Don Filippo Lanci impartisce la benedizione con le reliquie rivolto verso la folla; più in basso, si intravedono i musicisti della banda e i fedeli. Sullo sfondo, le montagne che fanno corona alla Valle del Vomano.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 2007,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Di reliquia in reliquia
La banda
La banda musicale durante la benedizione, nello spiazzo antistante la chiesa affacciato sulle montagne: l’esecuzione strumentale è parte integrante della scansione sonora del rito.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 2007,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Di reliquia in reliquia
Don Nicola Jobbi in azione
Don Nicola Jobbi, sulla destra, registra con il magnetofono la benedizione con le reliquie; al centro padre Silvestro Misantoni.

Foto di Federico Mastrodascio,
Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 1968,
Fondo Jobbi, Centro Studi Don Nicola Jobbi / Biblioteca Melchiorre Dèlfico.
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Di reliquia in reliquia
La benedizione dal balcone
Don Nicola Jobbi impartisce la benedizione con le reliquie dal balcone della chiesa dopo la lettura della bolla di Eugenio IV.

Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 1966,
Fondo Jobbi, Centro Studi Don Nicola Jobbi / Biblioteca Melchiorre Dèlfico.

GUARDA IL VIDEO

La processione di Sant’Egidio

Le riprese mostrano una parte della processione, a partire dall’uscita del santo dalla chiesa.

Cerqueto di Fano Adriano (TE), 1º settembre 2011.
Riprese di Stefano Saverioni e Gianluca Pisciaroli, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

L’attaccamento dei cerquetani al loro patrono è profondo, e la vicenda della ripetuta traslazione della data festiva lo dimostra. Nel 1971 lo stesso Don Nicola Jobbi, per venire incontro agli emigrati che più facilmente potevano rientrare in paese solo nel fine settimana, decise di spostare la festa dal 1º settembre all’ultima domenica d’agosto. La scelta, pensata per unire, divise profondamente la comunità: gli anziani e i deputati della festa la vissero come un affronto, tanto che qualcuno si recò al santuario di San Gabriele per accertare se le indulgenze legate alla bolla del 1432 valessero anche fuori dal 1º settembre, ottenendone risposta negativa. Dopo lunghi conflitti, dalla metà degli anni Duemila la festa è stata riportata alla sua data canonica, il 1º settembre.
La festa di Sant’Egidio è tra le più documentate dell’intera montagna teramana. Le registrazioni di Don Nicola Jobbi, avviate nel 1963, sono state salvaguardate, digitalizzate e studiate dall’associazione Bambun APS e dall’antropologo Gianfranco Spitilli, anche attraverso la costituzione del Centro Studi Don Nicola Jobbi; il Fondo è oggi conservato presso la Biblioteca Regionale “Melchiorre Dèlfico” di Teramo e ha dato luogo a pubblicazioni, a progetti espositivi; costituisce parte integrante dell’Abruzzo Digital Archive, dove è possibile consultarne un’estesa selezione di contenuti. Negli anni la festa è stata inoltre fotografata da numerosissimi professionisti e appassionati, fra i quali l’antropologo giapponese Yutaka Tani, l’architetto giapponese Satoshi Miyazawa, giunti a Cerqueto per studiarne rispettivamente la società pastorale e le case tradizionali, e da diversi fotografi, come il teramano Beppe Monti; più di recente Gianfranco Spitilli ne ha documentato varie edizioni attraverso la fotografia e la registrazione sonora, mentre il regista Stefano Saverioni, in collaborazione con il fotografo cerquetano Gianluca Pisciaroli, l’ha documentata dal punto di vista audiovisivo per la realizzazione di un documentario RAI; lo stesso Pisciaroli e, di seguito, un altro fotografo originario di Cerqueto, Francesco Fotia, hanno effettuato ampie campagne fotografiche dedicate alla festa nel corso degli anni. Fondamentali per la prosecuzione stessa della devozione e del culto sono stati infine i restauri del santuario, promossi già da Don Jobbi nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento.

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