Saperi tecnici e artigianali
La voce della canna
La costruzione dell’ancia battente a Macchie
A Macchie di Farindola, sul versante orientale del Gran Sasso che digrada nella Valle del Tavo, Cristoforo Lanesi costruisce oggetti sonori di matrice pastorale attraverso l’esperienza esercitata delle mani, dello sguardo e dell’ascolto. Il coltello a serramanico apre la canna con un solo gesto preciso, sollevando dal corpo vegetale una piccola lingua sottile destinata a vibrare. Il taglio decide tutto: lo spessore dell’ancia, l’allineamento scrupoloso, la curvatura impercettibile che separa il suono dal silenzio.
“Si faceva una scupina di canna, si metteva sopra, dopo si faceva un boccale per poterlo soffiare: nella tromba lo fai con le labbra, mentre qui c’era una linguetta che suonava. Dopo con le dita facevi la musica che ti pareva. Questi sono tutti strumenti che facevamo da piccoli per il nostro passatempo, quando si andava con le pecore”.
Cristoforo Lanesi, 20 maggio 2013
Strumento musicale di fattura artigianale, la scupina designa nell’area dell’Alta Valle del Tavo, presso il costruttore operaio-contadino Cristoforo Lanesi di Macchie di Farindola, un aerofono composto da tre elementi distinti e assemblati: la porzione in canna di fiume in cui è ricavata l’ancia singola battente denominata lancettë, detta anche, nel suo insieme, scupina, come il nome dell’intero strumento; il chanter, chiamato localmente tromba, la canna melodica in legno di sambuco con sette (sei anteriori e un portavoce posteriore), nove (otto anteriori e un portavoce) o dieci fori (otto anteriori e due portavoce) per l’articolazione della melodia, sulla quale la scupina è innestata; il boccale di insufflazione, una canna a sezione più ampia, inserita a sua volta nella tromba a coprire l’ancia al fine di proteggerla e non deteriorarla rapidamente con l’utilizzo frequente dello strumento. L’ancia di canna produce un timbro asciutto e penetrante, mentre i fori, in numero talvolta superiore agli aerofoni pastorali più noti dell’Italia centrale, consentono l’esecuzione di una scala più estesa, suonabile in alcune versioni dello strumento con tutte le dita di entrambe le mani, due opponenti e otto per la diteggiatura della melodia.
La costruzione richiede una conoscenza accurata del materiale e una manualità sensibile affinata da decenni di pratica. Una volta selezionato, il segmento di canna viene tagliato e pulito dall’involucro esterno e dalle membrane interne, lasciando un nodo come tappo a una delle estremità; in prossimità dell’altra, attraverso una serie di tagli praticati a coltello con estrema precisione, è ricavata la linguetta vibrante, la lancettë. Il chanter è invece ottenuto da un ramo di sambuco di sezione piuttosto ampia, una pianta scelta per la caratteristica tenera e spugnosa del midollo interno, facilmente asportabile, che permette la realizzazione di un canale cilindrico naturale, allargato progressivamente con il coltello secondo un profilo conico che parte stretto in cima e si allarga verso l’estremità distale, sul quale vengono poi praticati i fori.
L’ancia, una volta innestata sull’estremità superiore del chanter, viene azionata soffiando nel boccale dal suonatore che la protegge, realizzato anch’esso in canna di fiume e rifinito a coltello: il fiato, spinto nel canale del boccale, mette in vibrazione la linguetta producendo il suono che il chanter modula attraverso l’apertura e la chiusura dei fori. Il sapere che governa l’intera lavorazione si trasmette per immersione e per osservazione, e si concentra in particolare nella precisione del taglio della linguetta: una linguetta troppo spessa non vibra, una troppo sottile non regge la pressione, una mal allineata produce stridori; solo l’occhio educato di chi ha costruito ance per tutta la vita riconosce a vista, prima ancora di soffiare, se l’ancia funzionerà.
L’uso musicale della scupina era profondamente integrato nella vita quotidiana e festiva dell’universo rurale di Farindola. La pratica costruttiva si affinava durante la conduzione del gregge al pascolo e il momento di massimo dispiegamento musicale avveniva durante il Carnevale, quando le cosiddette bande di Carnevale, formate dai ragazzi del paese, percorrevano le strade portando ciascuno il proprio strumento autocostruito – scupine, zufoletti di sambuco, flauti d’osso di pecora (chioffëlë), tamburi a cornice fatti con cerchi di legno e cotenna di maiale, idiofoni di tavolette di faggio (chiattillë) – in formazione orchestrale spontanea, sotto la guida di un capobanda. Sono strumenti che hanno alimentato per generazioni una vita musicale comunitaria parallela a quella delle bande municipali e della cultura urbana, oggi trasmessi grazie alla competenza di pochi anziani che ne padroneggiano i tagli, i diametri, i timbri, la materia prima, il ricordo nitido del loro uso e funzione.
Cristoforo Lanesi ha trasferito questa precoce autoformazione musicale infantile in una passione adulta che lo ha reso suonatore di organetto a due bassi, il ddu bbottë della tradizione contadina abruzzese, e costruttore della quasi totalità dei propri aerofoni e idiofoni, come testimoniato dalle ricerche dell’etnomusicologo Marco Magistrali. La sua casa di Macchie conserva una collezione di strumenti autocostruiti che documenta un ampio spettro del sistema strumentale della cultura musicale contadina e pastorale dell’Alta Valle del Tavo, di cui rappresenta uno più significativi interpreti e depositari.
I suoni della scopina
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013.
Registrazione di Marco Magistrali, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Ascolta il brano


La voce della canna
Le canne lavorate
Foto di Marco Magistrali,
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


La voce della canna
La pulitura
Foto di Marco Francesco Magistrali,
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


La voce della canna
Il taglio della lancettë
Foto di Marco Magistrali,
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


La voce della canna
La prova del suono
Foto di Marco Magistrali,
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


La voce della canna
Il costruttore nell’orto
Foto di Marco Magistrali,
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
GUARDA IL VIDEO
La costruzione della scupina
Macchie di Farindola (PE), 20 maggio 2013.
Riprese di Marco Magistrali, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Trasmissione e salvaguardia
La pratica di costruzione dell’ancia battente per la realizzazione della scupina e quella degli aerofoni autocostruiti di Farindola si colloca, nel caso di Cristoforo Lanesi, all’interno di un nucleo familiare particolarmente significativo ai fini della trasmissione delle tradizioni orali di matrice contadina legate alla dimensione musicale. Bambina Miraglia, sua moglie, è figlia di Maria Salzetta, una delle più importanti interpreti del canto contadino della Valle del Tavo, dalla quale ha ereditato il repertorio dei canti del lavoro, dei canti rituali e dei canti narrativi, nonché la qualità vocale e la consapevolezza del valore culturale e sociale del canto. Insieme, Cristoforo e Bambina costituiscono una rara formazione di coppia in cui canto femminile e suono strumentale maschile si compongono secondo le modalità tradizionali della musica contadina del Centro Italia.
Sul piano istituzionale, la salvaguardia di questo patrimonio trova oggi tre principali punti di riferimento. Il Centro Rondilà di Arsita, in Alta Val Fino, inaugurato nel 2025 nell’ambito del 2° Forum Internazionale del Tramontana Network, custodisce e mette a disposizione i materiali di ricerca etnomusicologica e antropologica raccolti a partire dagli anni Novanta del Novecento da Marco Magistrali, Carlo Di Silvestre, Gianfranco Spitilli, Emanuele Di Paolo, Domenico Di Virgilio e da altri studiosi delle comunità appenniniche abruzzesi. Il Centro Etnomusicologico d’Abruzzo (CEd’A) a Pineto, diretto da Carlo Di Silvestre, conserva documentazioni della pratica e strumenti musicali realizzati nel medesimo contesto.
L’Abruzzo Digital Archive, archivio digitale regionale curato da Bambun APS in coordinamento con Panspeech, Itaca e LEM-Italia, sta progressivamente pubblicando online il Fondo Magistrali e gli altri fondi documentali raccolti sul territorio nell’arco di cinquant’anni: la documentazione su Cristoforo Lanesi e sulla scupina si inserisce in questo più ampio sforzo collettivo di restituzione pubblica del patrimonio etnomusicologico e antropologico abruzzese. La pratica viva della costruzione e dell’uso degli aerofoni di Farindola è oggi in forte contrazione: Cristoforo Lanesi rappresenta uno dei pochi depositari rimasti, e la sua disponibilità alla testimonianza condivisa con i ricercatori è oggi la principale forma di tutela possibile.


