Riti e pratiche sociali
È notte silente
La questua della Pasquetta a Campotosto
Casa dopo casa, percorrendo gli stretti vicoli del paese, la squadra dei questuanti porta il suo canto devozionale quando il cielo è già scuro per il sopraggiungere della sera. Entra nelle abitazioni, saluta chi li accoglie, annuncia alla gente la lieta novella della nascita di Gesù, chiedendo in cambio delle offerte. Il fuoco dei camini accesi e il calore delle cucine accompagnano il canto e il rinfresco, mentre il vino consumato sul posto aiuta i girovaghi a proseguire i loro itinerari fino a notte fonda.
“È notte silente, tra mille baglior / lontano si sente, un canto d’amor / per dire alla gente, che è nato il Signor / In una mangiatoia, tra il bue e l’asinello / è nato il Bambinello, venitelo a adora’ / Signori e signorine, apriteci le porte / che il vento urla forte, fate la carità. E trifù trifù trifù, la Pasquetta ‘ngi sta più”.
Assunta Perilli, Lucia Perilli, Livio Deli, Paolo Casimiri, Paolo Pandolfi, Clorinda Sansoni, 5 gennaio 2024
L’uso cerimoniale del canto della Pasquetta apre il nuovo ciclo delle questue con la celebrazione dell’apparizione di Gesù al mondo, l’Epifania, identificata come la prima Pasqua dell’anno, e del suo Battesimo ad opera di Giovanni Battista sulle rive del Giordano, tradizionalmente collocato la domenica successiva, spesso alluso all’interno degli stessi canti nelle forme recepite attraverso le predicazioni e rielaborate negli ambienti rurali.
La Pasquetta è eseguita a Campotosto la sera del 5 gennaio per le case del paese, quando il gruppo questuante, formato da persone di tutte le età e accompagnato da un suonatore di organetto, compie il giro rituale cantando sull’uscio o dentro le abitazioni, ricevendo generalmente in dono offerte in denaro e un rinfresco a base di vino e di dolciumi.
Al termine del canto si esegue di frequente una saltarella (sardarella) con il ddu bbottë, l’organetto a due bassi immancabilmente presente nella squadra dei cantori erranti, coinvolgendo in qualche passo di danza i partecipanti e gli abitanti che li accolgono.
La questua della Pasquetta precede nel ciclo calendariale quella di Sant’Antonio abate, praticata in passato a Campotosto ma interrotta da molti decenni. La squadra questuante, chiedendo alle persone offerte che in passato erano costituite soprattutto da beni alimentari, rievoca di fatto l’immagine dei pastori riferita in uno dei canti in uso in paese, recatisi presso la “grotticella”, “il povero tetto senza fuoco e senza fasce” dove era nato Gesù Bambino per portare in dono al neonato agnelli, formaggio e pelli per riscaldarsi.
La formula di richiesta codificata nel tempo, oggi caduta in disuso, chiudeva la parte cantata e apriva quella goliardica e più propriamente relazionale, in cui ci si intratteneva con i proprietari di casa anche a lungo, fra bevute interminabili, soprattutto con quanti esistevano rapporti di maggiore amicizia e confidenza: “E date a noi qualche cosetta, perché domani è la Pasquetta, date a noi quattrin suonanti, ai cantanti chicchirichì”.Come nelle questue per Sant’Antonio abate, anche negli itinerari della Pasquetta si celebrano i rapporti di parentela e di vicinato, le amicizie, i legami e le alleanze sociali che formano il tessuto della comunità. Accogliere la squadra in cammino è un onore e viene offerto sempre un rinfresco, assieme a offerte in denaro con le quali i partecipanti condividono una cena in qualche trattoria del posto, mentre fino agli anni Settanta prevalevano i beni alimentari da portare via, consumati in gran parte la sera stessa fra gli amici questuanti: salsicce, uova, pasta, farina, pane.
Nei ricordi dei più adulti le questue del passato si svolgevano fra gruppi di amici della stessa età, quando il paese era densamente popolato e i gruppi che si formavano erano numerosi. Ci si metteva in cammino con tutte le condizioni atmosferiche, anche con la bufera: se era necessario, si scavava fra i cumuli di neve per raggiungere ogni abitazione di Campotosto. Gli anziani come Giovanni Ciambotti, il vecchio partigiano, ci tenevano molto, e al pari di loro Tobia Zilli, Antonio Di Luzio, Guido “Pataniglio” Ranucci, che suonava anche l’organetto, e altri ancora. Le squadre di bambini si organizzavano per proprio conto ed eseguivano uno specifico canto, E Gesù Bambino nasce, oggi ricordato ma non più in uso, e ricevevano in dono uova e mandarini; i più grandi si muovevano fra le case del paese fino a tardi, intonando È notte silente, tra mille baglior, il canto che anche attualmente i questuanti portano nelle case.
E Gesù Bambino nasce
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Ascolta il brano


È notte silente
Il rinfresco
Foto di Emanuele Di Paolo,
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


È notte silente
Racconti di questua
Foto di Emanuele Di Paolo,
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


È notte silente
Il canto di questua
Foto di Emanuele Di Paolo,
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


È notte silente
Momenti di ballo
Foto di Emanuele Di Paolo,
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


È notte silente
Il gruppo dei questuanti
Foto di Emanuele Di Paolo,
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
GUARDA IL VIDEO
La questua della Pasquetta
Campotosto (AQ), 5 gennaio 2024.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Trasmissione e salvaguardia
La questua della Pasquetta è stata sempre praticata a Campotosto e mai interrotta se non in occasione del Covid, al contrario di altre tipologie di canto di questua come quella per Sant’Antonio abate, in disuso ormai da decenni. Anche nei periodi segnati dal terremoto si è sempre formata una squadra in grado di compiere il giro rituale per le case, portando un momento di sollievo in momenti critici per la comunità, sebbene nel corso dei decenni, a causa dello spopolamento progressivo e imponente subito dal paese, la partecipazione si è ridotta come si è di conseguenza estremamente ristretta la quantità di abitazioni visitabili durante gli itinerari.
Ciò che differenzia inoltre la questua attuale da quelle del passato è la perdita della divisione dei gruppi in classi di età, per la residualità della pratica e la necessità di formare un’unica squadra al fine di compiere il giro con un nutrito numero di partecipanti. Questo aspetto ha portato all’abbandono del canto specifico eseguito dai bambini, che rimane nella memoria delle persone adulte ma non viene di fatto più utilizzato. Allo stesso modo, ulteriori cambiamenti sono intercorsi, come la sostanziale scomparsa dell’elemento dei donativi in beni alimentari che caratterizzava lo scambio cerimoniale quale elemento distintivo della questua, sostituito dall’offerta in denaro finalizzata dal gruppo questuante in una cena collettiva fra i partecipanti, e in passato utilizzata anche, occasionalmente, per effettuare piccole donazioni mirate in base all’annata, come alcuni partecipanti ricordano.
Sul piano della trasmissione e della salvaguardia, pertanto, non esistono specifiche azioni messe in campo dalla comunità locale al di là della volontà, estremamente sentita, di portare avanti la pratica della questua con rinnovata motivazione.






