Riti e pratiche sociali

La Torcia della pioggia

La processione del Cero a Rocche

Nelle campagne di Civitella del Tronto, tra la frazione di Rocche e il Santuario di Santa Maria dei Lumi, un corteo processionale si muove nel periodo primaverile trasportando un Cero votivo, decorato alla sommità con fiori e nastri, carico di offerte, in segno di ringraziamento per la pioggia miracolosa caduta nel 1779 dopo una lunga siccità. Scandito da preghiere e dal passo cadenzato dei fedeli, la grande Torcia giunge a destinazione dopo un cammino di alcuni chilometri, rinnovando annualmente una promessa secolare e un patto di alleanza fra le comunità rurali e i suoi protettori extra-umani.

“Ogni anno il 20 maggio, se qualcuno osserva il tratto di strada da Rocche a Santa Maria in Civitella, lo scorge affollato di gente: i parrocchiani si avviano in processione all’antico convento per la rituale consegna del Cero Votivo. La tradizione del cero, sia pure affievolita nel significato e nella forma, esiste ancora: i giovani tengono a rispettare il volere dei vecchi”.

Vanda Romani, 1950

La processione del Cero è un rito votivo e devozionale mariano che lega Rocche di Civitella del Tronto, una frazione collinare articolata in quattro sobborghi (Rocca Ischiano, Rocca San Nicola, Rocca Case d’Angelo, Rocca Ceppino), al Santuario di Santa Maria dei Lumi, ubicato ai piedi del borgo civitellese a circa quattro chilometri dall’abitato roccatano. La ricorrenza è fissata convenzionalmente al 20 maggio, con eventuali traslazioni alla domenica più vicina, e rievoca la miracolosa pioggia caduta in seguito a una prolungata siccità, che aveva inaridito i campi di Rocche, della stessa Civitella e dei paesi vicini, provocando pestilenze, fame e moria di uomini e animali.

Le fonti locali a disposizione restituiscono versioni discordanti dell’accadimento prodigioso e della sua datazione, che testimoniano la vitalità della tradizione orale nel contesto contemporaneo mantenendo tuttavia in forma stabile il nucleo narrativo che le sottende: il voto, l’attesa, il miracolo e il ringraziamento perpetuo esercitato dalle comunità. Vanda Romani, in una tesi di laurea dedicata agli “usi e costumi” degli abitanti di Rocche di Civitella e dei paesi vicini, lo colloca nel “lontano maggio 1800” e descrive i roccatani che partono scalzi, cantando e implorando, accompagnati da una nuvola che cresce fino a diventare temporale appena la statua della Vergine rientra in chiesa. Elisa Lizzi, in un volume dedicato alla memoria festiva della sua infanzia in paese, riferisce che il pellegrinaggio penitenziale al Santuario di Santa Maria dei Lumi, compiuto nella speranza di interrompere la disastrosa siccità in atto da due anni, avvenne “in un passato lontano”, secondo quanto raccontato dai nonni nelle serate invernali; già nel corso della liturgia il cielo si oscurò, e la pioggia cadde copiosa appena terminata la funzione.

Le testimonianze raccolte da Andrea Salemi, infine, datano l’istituzione del culto al 1779, quando “gli abitanti delle varie contrade rurali di Civitella organizzarono una processione al Santuario della Madonna dei Lumi” al fine di “scongiurare l’imminente carestia” e furono benedette dalla caduta di un’abbondante pioggia appena giunti in prossimità del luogo di culto. Licio Di Donato precisa che al primo miracolo ne seguì un secondo, analogo, il 27 aprile del 1883, da cui sarebbe derivata la festa patronale civitellese presso lo stesso Santuario.

Nella sua attuale configurazione cerimoniale, la vigilia del 20 maggio, un gruppo di incaricati si reca al santuario a prelevare il Cero, detto anche Torcia, per portarlo nella chiesa parrocchiale di una delle due parrocchie roccatane – San Nicola (diocesi di Teramo-Atri) per i sobborghi di San Nicola e Ischiano, o la chiesa di Santa Felicita (diocesi di Montalto-San Benedetto del Tronto) per Case d’Angelo e Ceppino: una ripartizione che riflette il fatto, storicamente curioso, che il piccolo abitato di Rocche si colloca a cavallo della linea di confine fra le due diocesi. Al termine della messa, il corteo con il gruppo dei portatori, che si alternano nel trasporto, percorre a piedi e in preghiera la strada che lo separa dal Santuario di Santa Maria dei Lumi, dove una seconda funzione sancisce la fine del tragitto votivo.

Fino alla seconda metà del Novecento, prima dell’avvio della processione, la mattina del 20 maggio si svolgeva una vera e propria asta delle offerte fra le due parrocchie. Ciascuna designava un proprio procuratore, persona benestante del paese, incaricato di raccogliere le offerte in denaro dei fedeli della parrocchia di appartenenza e di rilanciare, in aggiunta al raccolto comunitario, una quota personale sufficiente a superare l’offerta della parrocchia rivale. L’asta determinava l’assegnazione del diritto di portare il Cero in processione e, di conseguenza, del suo ritorno dopo la cerimonia al santuario: la Torcia sarebbe rimasta custodita per tutto l’anno successivo nella chiesa parrocchiale vincitrice. Questa logica agonistico-devozionale fra i due emisferi diocesani del paese costituisce una peculiarità antropologica rilevante: la processione si configurava come occasione annuale di rinnovo della polarità interna alla comunità, giocata sul piano dell’offerta e della liberalità piuttosto che su quello dello scontro.
Per i quattro chilometri del percorso, il passo della processione era scandito dal ritmo di un tamburo rullante e di una grancassa, il cui andamento sostenuto e cadenzato richiamava l’attenzione delle case coloniche e delle contrade attraversate. Al termine della cerimonia, il convento offriva un rinfresco a base di vino, bevande e stuzzichini: un momento di accoglienza esteso a tutti i componenti della processione, che rappresentava per molti, negli anni della povertà del dopoguerra, una delle poche occasioni di convivialità festiva nell’arco dell’anno.

Il ritmo della processione

Luciano Vitelli, voce.

Rocche di Civitella del Tronto (TE), 16 dicembre 2024.
Registrazione di Gianfranco Spitilli e Andrea Salemi, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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La Torcia della pioggia
La processione degli anni Settanta
La processione del Cero avanza lungo la strada che collega Rocche di Civitella al Santuario di Santa Maria dei Lumi. In primo piano il parroco con microfono; dietro, i portatori della Torcia e la comunità dei fedeli; sullo sfondo il borgo di Civitella del Tronto arroccato.

Foto di Antonio Di Baldassarre,
Rocche di Civitella del Tronto (TE), anni Settanta del XX secolo,
Archivio Fotografico Roccatano.
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La Torcia della pioggia
I tamburellieri del 1959
I tamburellieri Gabriele Piccioni e Pasquale Di Antonio, con tamburo rullante e grancassa, aprono la processione lungo la strada che sale al Santuario di Santa Maria dei Lumi; a fianco, la guida Ermando Bonanni. Dietro i suonatori, il corteo dei ragazzi in abito da festa segue il ritmo degli strumenti.

Foto di Silvana Calisti,
Rocche di Civitella del Tronto (TE), 1959,
Archivio Fotografico Roccatano.
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La Torcia della pioggia
Il Cero e la Casa Cantoniera
Andrea Salemi e Licio Di Donato trasportano il Cero lungo la Strada Statale 81 Teramo-Ascoli, all’altezza dell’ex Casa Cantoniera ANAS; alto circa un metro e mezzo, dipinto con decori vegetali e l’immagine della Madonna dei Lumi, è ornato di fiori rossi e di biglietti di offerta avvolti alla superficie dipinta.

Foto di Silvia Di Donato,
Rocche di Civitella del Tronto (TE), 21 maggio 2023,
Archivio Fotografico Roccatano.
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La Torcia della pioggia
L’arrivo al Santuario
L’arrivo della processione al Santuario di Santa Maria dei Lumi, al momento dell’ingresso in chiesa.

Foto di Silvia Di Donato,
Civitella del Tronto (TE), 21 maggio 2023,
Archivio Fotografico Roccatano.
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La Torcia della pioggia
I portatori del Cero
I portatori Andrea Salemi e Licio Di Donato accompagnano il Cero lungo il percorso processionale, con il corteo dei fedeli retrostante; sullo sfondo, la campagna roccatana di fine primavera.

Foto di Silvia Di Donato,
Rocche di Civitella del Tronto (TE), 21 maggio 2023,
Archivio Fotografico Roccatano.

GUARDA IL VIDEO

La processione del Cero

Il corteo in partenza dalla chiesa parrocchiale di Rocche percorre la strada statale con il cero portato dai devoti e accompagnato dai fedeli fino al Santuario di Santa Maria dei Lumi, dove avviene la consegna del cero e delle offerte e inizia la celebrazione.

Rocche di Civitella del Tronto-Civitella del Tronto (TE), 25 maggio 2025.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

Nell’arco del Novecento la processione del Cero ha subìto un progressivo affievolimento nella partecipazione, già registrato nel 1950 da Vanda Romani e confermato dalle fonti successive. Delle frazioni civitellesi che storicamente partecipavano al percorso votivo, oggi solo Rocche ha mantenuto la pratica in maniera continuativa; nelle altre località la tradizione si è estinta. Negli anni più recenti, per consentire la partecipazione dei lavoratori, la processione è stata progressivamente spostata alla domenica successiva al 20 maggio, secondo un adattamento che ha permesso al culto di continuare a esistere come pratica comunitaria. La ripresa della processione nel 2023, dopo tre anni di pausa dovuta alla pandemia, è stata vissuta dalla comunità roccatana come un momento di rifondazione simbolica del cerimoniale, e ha coinciso con una rinnovata attenzione documentaria e antropologica al rito.

Un ruolo determinante in questa fase di rivalorizzazione è stato svolto dal nucleo familiare Lizzi-Salemi, radicato a Rocche attraverso più generazioni, curando pubblicazioni, raccolte fotografie e documentali, percorsi espositivi tematici come la mostra campestre permanente M’arrcuord – Mi ricordo (marrcuord.it), inaugurata nel 2025 nell’ambito del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga, in cui i pannelli installati lungo un viottolo di campagna restituiscono al pubblico frammenti della vita roccatana del Novecento, corredati da testi, immagini e testimonianze orali registrate. La processione del Cero occupa in questa mostra una posizione centrale, documentata sia attraverso le fotografie d’archivio sia attraverso le voci dei testimoni più anziani. Il lavoro portato avanti, in particolare, da Andrea Salemi, costituisce una forma esemplare di opera di memoria e di salvaguardia interna alla comunità, in cui la documentazione accurata e le forme della restituzione si saldano attorno a un unico progetto di custodia della cultura roccatana.

Sul piano della trasmissione, la generazione intermedia dei nati negli anni Quaranta-Cinquanta conserva un ricordo pieno e dettagliato della processione, mentre la generazione dei loro figli e nipoti aderisce in numero più ridotto, con una progressiva erosione della partecipazione comunitaria. La prosecuzione del rito è oggi affidata alla tenacia di un nucleo di roccatani che ne custodiscono la memoria e la praticabilità, in assenza di un riconoscimento istituzionale formale e al di fuori di circuiti commerciali o turistici.

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La processione di Santa Maria dei Lumi a Civitella del Tronto