Riti e pratiche sociali

Lo sparo dei santi

L’arte pirotecnica a Sant’Eurosia

A Sant’Eurosia, fra le campagne di Civitella del Tronto, un’arte insolita custodisce i segreti che chiudono ogni celebrazione dedicata ai protettori. La materia prima è la polvere, la dimensione è familiare, l’orologio è quello dei santi. Il giorno della festa, fra i declivi di un prato fiorito, un padre e i suoi figli, dall’alba al tramonto, trascorrono il tempo a montare le batterie degli spari in vista dello spettacolo serale. Quel campo erboso, ai bordi del Santuario della Madonna dei Lumi, è la trincea di un sapere appreso dall’infanzia che genera, festa dopo festa, sguardi pieni di stupore rivolti verso il cielo.

“È una passione che c’è dentro. Tuo nonno faceva il cuoco, mettiamo. E quando senti nell’aria quel profumo che ti ricorda tuo nonno, tu ci pensi, e magari da piccolo davi una mano. Io una volta che vado a vedere uno sparo, sento quell’odore nell’aria. Mi è successo, è successo con i nonni. Noi bene o male ci siamo nati”.

Alessandro Di Fabio, 30 marzo 2025

La pirotecnica praticata dalla famiglia Di Fabio a Sant’Eurosia di Civitella del Tronto è un mestiere artigianale a trasmissione familiare il cui ritmo è dettato, prevalentemente, dalla concatenazione delle feste patronali lungo l’arco dell’anno: da Sant’Antonio Abate e San Sebastiano, nel mese di gennaio, a Santa Maria dei Lumi, alla fine di aprile, alle numerose feste del periodo estivo, l’allestimento degli spari coinvolge ciclicamente circa settanta paesi, distribuiti in gran parte dalla primavera all’autunno, nel circondario o nelle province e nelle regioni vicine. Il calendario professionale del fuochista e quello religioso dei santi patroni coincidono, sovrapponendo la traiettoria stagionale del lavoro con la geografia devozionale dei culti e delle espressioni devozionali. Santa Barbara, la protettrice del mestiere stesso festeggiata il quattro dicembre, inscrive simbolicamente i pirotecnici in quello medesimo orizzonte cerimoniale al cui interno si trovano a operare, divenendo cornice e strumento del rito, condizione per il compimento della festa, dispositivo di intensità sensoriale che ne segna il momento conclusivo.

Il sapere della pirotecnica e l’iniziazione al mestiere si trasmettono precocemente, fra l’odore della polvere da sparo e la confidenza con il rischio, collocando l’arte pirotecnica nel medesimo orizzonte semantico dei mestieri trasmessi per via familiare: una conoscenza acquisita stando vicino, respirando un odore prima ancora di nominarlo, secondo tratti antropologici costitutivi delle dinastie pirotecniche italiane di cui i Di Fabio rappresentano una variante recente, costruita nell’arco di una sola generazione attorno alla figura del padre Annibale.
La pirotecnica richiede una competenza ampia e stratificata: conoscenza chimica delle polveri e delle cariche, capacità svolgere una lavorazione manuale di precisione, padronanza dei tempi e della cronografia dello spettacolo, sensibilità estetica per la composizione coreografica, scrupolo assoluto nelle procedure di sicurezza. È un mestiere che si impara “per impregnamento”, ma che richiede al tempo stesso un continuo aggiornamento e una formazione teorica e tecnica certificata per ciascuna fase della filiera, il rispetto di un quadro normativo articolato, il dialogo costante con le autorità di pubblica sicurezza per ogni evento di sparo.

Sul piano operativo e funzionale, la grammatica dello sparo rivela una sintassi temporale di precisione cronometrica. Per lo spettacolo allestito in occasione della festa di Santa Maria dei Lumi del 27 aprile 2025, la lunga fase di preparazione si è conclusa solo poco prima del tramonto, al termine di un’intera giornata di lavoro sul campo. Nel prato adiacente al Santuario i pirotecnici hanno collocato le batterie longitudinali di mortai secondo l’ordine progressivo dello sparo, effettuando i caricamenti, i collegamenti, piantando le aste verticali di rinforzo, fissandovi infine le serie di mortai cilindrici di lamiera zincata. Ciascun mortaio, di calibro variabile in funzione della tipologia di bomba destinata a contenere, è numerato all’esterno con etichette adesive che identificano univocamente la postazione nella sequenza di accensione: una procedura di tracciabilità che permette di gestire i tempi e gli incroci dello spettacolo con precisione cronometrica.

Le bombe sono inserite delicatamente all’interno dei mortai dalla bocca superiore, con la propria spoletta di salita già montata e regolata all’interno della fabbrica, e una piccola coda di miccia che ne garantisce il collegamento con il sistema di accensione esterno. Il momento più delicato della preparazione è proprio l’allacciamento concatenato dei passa-fuoco e degli stoppini – sottili condotti di miccia di colore tipicamente rosso o giallo – che determinano la sequenza di accensione e il tempo di intervallo fra una bomba e l’altra; l’apparato complessivo si configura così come un grande circuito orizzontale di micce intrecciate, che una volta innescato dal capo-fuochista percorrerà tutta la batteria distribuendo il fuoco lungo i tempi previsti dallo schema dello spettacolo. Il giorno dello sparo per Santa Maria dei Lumi, il maltempo della giornata e l’umidità ambientale hanno richiesto un’operazione supplementare di copertura preventiva dell’intero allestimento pirotecnico, per proteggere micce e cariche dall’acqua e garantire la corretta accensione del fuoco d’artificio più importante dell’anno: quello allestito per la propria comunità in festa.

I fuochi dei santi e dei festival

Alessandro Di Fabio, voce.

Sant’Eurosia di Civitella del Tronto (TE), 30 marzo 2025.
Registrazione di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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Lo sparo dei santi
I mortai e le micce
Vista dall’alto di due mortai metallici già caricati con le bombe e collegati alle micce esterne tramite nastro adesivo rosso. Il dettaglio mostra la cura del passaggio del fuoco fra una postazione e l’altra, secondo il sistema di tempistica programmata che governa l’intero spettacolo.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Civitella del Tronto (TE), 27 aprile 2025,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Lo sparo dei santi
I petardi
Cinque petardi fabbricati dalla Pirotecnica Di Fabio. Il colore verde del tubetto e la miccia azzurra costituiscono il marchio identitario della linea.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Sant’Eurosia di Civitella del Tronto (TE),
30 marzo 2025, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Lo sparo dei santi
Il caricamento del mortaio
Alessandro Di Fabio inserisce un colpo nel mortaio metallico, fissando con il nastro adesivo rosso la miccia di collegamento; in evidenza, l’etichetta del numero di postazione che identifica univocamente ciascun colpo nella sequenza di sparo programmata.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Civitella del Tronto (TE), 27 aprile 2025,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Lo sparo dei santi
L’allestimento
Alessandro Di Fabio (in primo piano, accovacciato) e il fratello Antonio Di Fabio montano l’apparato pirotecnico nel campo erboso davanti al Santuario di Santa Maria dei Lumi.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Civitella del Tronto (TE), 27 aprile 2025,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Lo sparo dei santi
La selva dei mortai
La batteria di mortai pronti per lo sparo, con le micce e i passa-fuoco già collegati e protetti dalla nastratura rossa e dalla carta. Le aste di rinforzo metallico sostengono l’intera struttura impedendo il rinculo dei singoli mortai durante l’esplosione delle cariche.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Civitella del Tronto (TE), 27 aprile 2025,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

GUARDA IL VIDEO

La preparazione dello sparo

Alessandro e Antonio Di Fabio allestiscono lo spettacolo pirotecnico per la festa di Santa Maria dei Lumi nel campo erboso adiacente al Santuario, curando il posizionamento dei mortai, il caricamento delle bombe sferiche e cilindriche, il collegamento delle micce a tempo, la nastratura di sicurezza, la copertura per la protezione dall’umidità.

Civitella del Tronto (TE), 27 aprile 2025.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

La trasmissione dell’arte pirotecnica nella famiglia Di Fabio replica in chiave contemporanea le modalità caratteristiche delle dinastie pirotecniche italiane, in cui il mestiere si trasferisce per linea diretta e per immersione precoce nell’ambiente di lavoro. A questo aspetto si aggiunge lo scambio professionale di lungo periodo tra fuochisti esperti, che introduce un elemento di trasmissione orizzontale del sapere complementare a quella di tipo verticale interna alle famiglie, come testimoniato da Giovanni Martarello, pirotecnico di Rovigo (Martarello Group), figlio d’arte di terza generazione, ospite della Pirotecnica Di Fabio in occasione dello sparo del 27 aprile 2025 per Santa Maria dei Lumi.

Il mestiere conosce oggi una significativa trasformazione tecnologica nelle modalità di accensione degli spettacoli. Fino al secondo dopoguerra, e per buona parte del Novecento, i fuochi venivano accesi manualmente da una squadra di fuochisti dotati di lunghi bastoni accesi, dispiegati lungo il fronte dello sparo a una distanza di sicurezza minima dalle batterie, per accendere in sequenza i passa-fuoco delle singole postazioni. Da circa due decenni il settore ha progressivamente adottato le centraline elettroniche di accensione, dispositivi che governano in remoto, attraverso un programma informatico, l’innesco automatico di ciascuna postazione di tiro. La centralina permette di moltiplicare le postazioni dello spettacolo lungo distanze di quaranta-cinquanta metri, di realizzare incroci coreografici complessi a tempi molto stretti, di sincronizzare infine l’apertura delle bombe con una colonna sonora, i cosiddetti spettacoli piromusicali in cui il fuochista programma l’esplosione di ciascun pezzo in funzione delle scansioni temporali del brano scelto. La conversione tecnologica ha portato un duplice beneficio: maggiore sicurezza per gli operatori, che possono così governare lo sparo da una distanza protetta, e maggiore precisione e ricchezza coreografica, con la possibilità di realizzare partiture pirotecniche di una complessità impensabile con il sistema manuale.

La condizione del settore, registra Giovanni Martarello con preoccupazione, è oggi attraversata da difficoltà strutturali significative. Da una parte la cultura giovanile, particolarmente al Nord Italia e in alcune regioni alpine, ha sviluppato una sensibilità ecologica e animalista che porta a contestare gli spettacoli pirotecnici, malgrado le rigide normative europee in materia di marcatura CE, inquinamento acustico, luminoso e ambientale. Dall’altra parte, le aree centromeridionali italiane che hanno mantenuto una più forte adesione popolare al rito festivo dei fuochi sono state colpite duramente dai recenti sismi: il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 e quello dell’Italia centrale (Amatrice-Norcia, agosto 2016-gennaio 2017) hanno cancellato dal calendario una quota stimabile alla metà delle feste patronali storicamente attive nei territori interessati.
Sul piano della valorizzazione patrimoniale del mestiere, l’affievolimento della partecipazione comunitaria alle feste patronali converge con quella più generale, riscontrata negli inventari etnografici contemporanei, sulla progressiva contrazione della dimensione festiva nelle comunità rurali centroitaliane.

La pirotecnica, in questa prospettiva, costituisce non soltanto una pratica artigianale ma un dispositivo culturale capace di restituire alla festa la propria intensità sensoriale e simbolica: la sua salvaguardia non si esaurisce dunque nella tutela del sapere tecnico in senso stretto ma include la difesa del contesto rituale entro cui questo sapere ha trovato storicamente la propria ragion d’essere.

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