Riti e pratiche sociali

I pianti della Madonna

La processione antelucana a Teramo

La mattina del Venerdì Santo, a notte fonda, la statua della Madonna Addolorata lascia la chiesa di Sant’Agostino e percorre le vie e i vicoli della città alla ricerca del Figlio, seguita da una composta moltitudine di fedeli. Dalle quattro fino all’alba, quando le prime luci iniziano a rischiarare i volti in processione, il solenne corteo visita tutte le chiese cittadine che espongono il Santo Sepolcro, secondo una consuetudine risalente al tredicesimo secolo. Il silenzio luttuoso è attutito dal risuonare dei passi sul selciato e, di tanto in tanto, dalle preghiere e dai canti dolorosi delle donne che accompagnano la Vergine Desolata durante la processione antelucana.

“Ricordo il rumore dei tacchi delle scarpe sulla strada perché c’era tanto silenzio, rotto solo dal vocio sommesso delle persone che si dirigevano verso la chiesa. La gente che attraversava Ponte San Ferdinando era tutta incappucciata per ripararsi dal freddo, la sorpresa era di riconoscerci durante il tragitto scoprendo i volti dei vicini di quartiere che altrimenti, così coperti, non avremmo riconosciuto. Tutti aspettavamo l’uscita della Madonna in piazza Sant’Agostino e ancora oggi io mi commuovo molto”.

Anna Di Ottavio, febbraio 2005

La Settimana Santa a Teramo è contrassegnata da un sistema processionale che prevede due lunghi cortei complementari, distinti in una processione antelucana, detta della Desolata, nella notte del Venerdì Santo fino a oltre l’alba, e in una processione del Cristo Morto, con il catafalco funebre e gli apparati scenici della Passione, nel pomeriggio dello stesso giorno. Le celebrazioni sono oggi organizzate dall’Arciconfraternita dei Cinturati, fondata nel 1262, con sede nella chiesa di Sant’Agostino e sin dal tempo della sua costituzione promotrice “in esclusiva” della processione antelucana, e dall’“antichissima e venerabile” Arciconfraternita dell’Annunziata, del Suffragio e del SS.mo Sacramento e, che ha sede presso la chiesa dell’Annunziata e le cui regole, scaturite in seguito alla fusione della trecentesca Confraternita dell’Annunziata con quella seicentesca del Suffragio, risalgono al 1789, come precisa l’antropologa Alessandra Gasparroni nei suoi studi dedicati al ciclo pasquale teramano.

La processione antelucana, in particolare, si distingue per la sua unicità, l’antichità della sua istituzione e l’affezione della cittadinanza alla celebrazione, alla quale partecipa numerosa e con sentito trasporto nonostante le ore notturne e il freddo pungente che spesso accompagna il momento del transito dall’inverno o le prime giornate di primavera. Dopo le visite agli altari della Reposizione per l’adorazione dell’Eucaristia fino alla mezzanotte, il giorno di Giovedì Santo, nella chiesa di Sant’Agostino fervono i preparativi per la processione del Venerdì mattina: la statua lignea dell’Addolorata, pulita con cura ed esposta sull’altare, è oggetto dell’Adorazione dei fedeli, che le tributano un ultimo saluto prima dell’uscita per le strade della città, mentre le campane sono “legate” e interdette al suono fino alla Domenica di Pasqua.

La processione della Desolata si snoda a partire dalle quattro di mattina, in un tormentato percorso che accompagna la Vergine Addolorata alla ricerca del Figlio nelle chiese del centro storico dove sono allestiti gli altari Santo Sepolcro, sostando all’interno, secondo un consolidato rituale, mentre è eseguito il canto Adoramus te, Christe, un’antifona gregoriana usata generalmente nella liturgia della Via Crucis. Durante il tragitto le “pie donne”, vestite a lutto, seguono la statua e si alternano nel trasportarla, intonando all’unisono canti devozionali in italiano e in latino che esprimono il doloroso lamento della Madre, i cosiddetti “pianti della Madonna”, intervallati dalle preghiere e a cui “si affianca, in una sostanziale e suggestiva atmosfera sospesa, il brusio di fondo della folla, e il paesaggio sonoro urbano con i suoi spazi”, come sottolinea l’etnomusicologo Domenico Di Virgilio, che ai suoni delle processioni teramane ha rivolto una puntuale e documentata ricerca.

Al termine del mesto e angoscioso itinerario, conscia ormai del dolore che l’attende, la Desolata trova infine il corpo di Gesù nella chiesa dell’Annunziata, alle prime luci dell’alba, deposto in un sontuoso catafalco a baldacchino, sorretto dagli angeli; dopo la sosta e l’estremo saluto al Figlio, la statua della Vergine Addolorata percorre infine l’ultimo tratto del suo cammino rientrando nella chiesa di Sant’Agostino, che la accoglie prima della ricongiunzione in Cattedrale con il Cristo Morto e il solenne corteo funebre del pomeriggio.

I suoni della Desolata

Coro femminile e maschile, voci; fedeli, passi, vociare.

Teramo, 9 aprile 2004.
Registrazione di Gianfranco Spitilli,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

LOGO-archivio-sonoro-centro-studi
1-Teramo-Desolata1-Teramo-Desolata
I pianti della Madonna
Verso la Cattedrale
La Desolata all’uscita dalla chiesa della SS. Annunziata, mentre si avvia a compiere il tratto di processione che la conduce nella Cattedrale cittadina.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Teramo, 29 marzo 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
2-Teramo-Desolata2-Teramo-Desolata
I pianti della Madonna
A lume di candela
Un momento della processione antelucana, rischiarato dalle caratteristiche candele.

Foto di Gianni Chiarini,
Teramo, 9 aprile 2004,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
3-Teramo-Desolata3-Teramo-Desolata
I pianti della Madonna
Il canto delle “pie donne”
Le “pie donne” in corteo dopo la statua, vestite a lutto, intonano “i pianti della Madonna”.

Foto di Gianni Chiarini,
Teramo, 9 aprile 2004,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
4-Teramo-Desolata4-Teramo-Desolata
I pianti della Madonna
Portantino
Il volto di un portantino mentre trasporta la statua della Desolata.

Foto di Gianni Chiarini,
Teramo, 9 aprile 2004,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
5-Teramo-Desolata5-Teramo-Desolata
I pianti della Madonna
Il trasporto delle donne
Processione antelucana al passaggio davanti a Palazzo Melatino, in via Saliceti, con le donne che trasportano la statua della Desolata.

Foto di Walter di Gregorio,
Teramo, fine anni Settanta del XX secolo,
Archivio Walter Di Gregorio.

GUARDA IL VIDEO

La Desolata

La processione della Desolata procede in direzione della chiesa della Madonna delle Grazie.

Teramo, 29 marzo 2024.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

La processione ha subito negli anni alcune variazioni di percorso, causate dai restauri intercorsi in seguito ai recenti eventi sismici che hanno interessato anche il territorio teramano fra il 2009 e il 2017, danneggiando numerosi edifici di culto. In particolare, la chiesa di Sant’Agostino, da cui la processione è sempre partita e dove ha fatto rientro, è stata negli anni sottoposta a diversi interventi, causando temporanee alterazioni del percorso processionale (nel 2024, ad esempio, il rientro avveniva in Cattedrale). Nonostante queste temporanee alterazioni, ne resta però invariato il valore simbolico, assieme alla nutrita partecipazione della comunità teramana all’evento rituale.


Come sottolineano Alessandra Gasparroni e Domenico Di Virgilio nelle loro ricerche, però, nel corso del Novecento alcuni elementi di entrambi gli apparati processionali sono progressivamente scomparsi, “impoverendo la ricchezza formale delle rappresentazioni e la carica di suggestione profonda veicolata dalle processioni”: la “tròccola”, che annunciava il corteo notturno con il suo “secco e cupo rumore”; l’Arcangelo Michele, impersonato da un bambino con elmo, scudo e spada, accompagnato da un tamburino, che apriva la processione serale scandendone il ritmo; l’imponente orchestra d’archi, immortalata in alcune fotografie degli anni Quaranta del Novecento provenienti dal Fondo Nardini dell’Archivio Fotografico della Biblioteca Regionale “Melchiorre Dèlfico” di Teramo.

Altri cambiamenti, necessariamente, seguono il corso dei tempi, con l’alienazione definitiva o l’abbattimento di edifici di culto (come la chiesa della Misericordia e quella di San Matteo), la chiusura dell’ospedale psichiatrico e la soppressione della sosta presso la cappella di Sant’Antonio abate al suo interno, generando la conseguente modificazione dell’antico percorso.Ulteriori ricerche in archivio e documentazioni sul campo potranno fornire nuovi elementi di approfondimento e possibili prospettive interpretative sulle secolari processioni, anche al fine di sostenerne la continuità nel tempo o di recuperarne elementi oggi non più esistenti. Alle Confraternite impegnate nella loro organizzazione va certamente il merito di averle condotte sino a noi da epoche così lontane dal nostro presente e di continuare ad operare per una loro trasmissione e salvaguardia.

Altri beni nello stesso comune

1-Teramo-Virtù
Il dono di maggio
La cultura delle virtù a Teramo
1-Teramo-Mazzarelle
L’involtino di Pasqua
La preparazione delle mazzarelle a Sciusciano