Arti e spettacolo

Dalla morte alla vita

La Passione di Cristo a Ornano Grande

Al calar della sera, alla luce suggestiva delle fiaccole e dei fari colorati, Ornano Grande si trasforma in Gerusalemme. Contro i muri in pietra gli Apostoli siedono solenni, prima della lavanda dei piedi, i Sommi Sacerdoti attendono sotto un colonnato, i soldati romani in corazza scortano il Cristo, imponendogli una corona di spine. È l’intera comunità, riunita nei giorni che precedono la Settimana Santa, ad accompagnare il cammino di Passione di Gesù fino al momento della Resurrezione.

“La regola è che tutto quello che succede questa sera, è tutto quello che succede da domani sera, che è Lunedì Santo, a Domenica della Resurrezione. Cominciammo con quattro scene, poi piano piano abbiamo ricostruito tutto quello che succede durante la Settimana”.

Giovanni De Dominicis, 29 marzo 2026

La Passione di Cristo a Ornano Grande è una sacra rappresentazione vivente, un teatro popolare all’aperto dedicato alla narrazione collettiva degli ultimi giorni della vita del Messia, fondatore del cristianesimo. Le scene seguono da vicino i racconti dei Vangeli della Passione e si dispiegano narrando gli eventi accaduti nell’arco della Settimana Santa, dal Lunedì Santo alla Domenica di Resurrezione: l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, l’Ultima Cena, la lavanda dei piedi, l’agonia nell’Orto degli Ulivi, la cattura, il processo davanti al Sommo Sacerdote, la flagellazione e la condanna, la crocifissione e, infine, la Resurrezione, testimoniata dal sepolcro vuoto e irradiato di una luce divina. L’impianto complessivo della rappresentazione attuale è il frutto di un lavoro portato avanti nel tempo, iniziato con poche e circoscritte scene, alle quali se sono aggiunte di nuove anno dopo anno, insieme ai costumi, alle luci e agli allestimenti.

La vera protagonista della rappresentazione è la comunità. I costumi, ricchi ed elaborati, sono stati in gran parte confezionati dalle donne del paese, che hanno scelto le stoffe e cucito gli abiti, sottoposti a continui riadattamenti in base alle esigenze di scena e al frequente ricambio dei figuranti. I ruoli si tramandano e si scambiano negli anni: c’è chi interpreta la Madonna fin dalle prime edizioni, chi è passato da un personaggio all’altro fino a vestire i panni dell’apostolo Giovanni, chi incarna la figura di Cristo immedesimandosi nell’ultima fase del suo percorso terreno. Dietro le quinte il parroco Don Raffaele Mazzarelli ritesse i legami sociali che i terremoti e altre recenti vicissitudini avevano allentato, lasciando la scena ai protagonisti diretti, mentre Giovanni De Dominicis, tra i fondatori della rappresentazione e animatore del comitato Passio Cristi, ne segue la regia fin dalle origini: è un lavoro corale, “una cosa per il paese e per noi stessi”, che coinvolge quasi cinquanta persone ogni anno.

Sul piano dell’estensione etnografica del fenomeno, la Passione di Ornano Grande si innesta in un vasto insieme di rappresentazioni viventi della Passione che annovera in Italia esempi storici e celebri, come la Passione di Cerveno in Valcamonica, con cadenza decennale, quella di Sordevolo in Piemonte, o la Passione di Cristo di Sezze, nel Lazio, per riferirne alcune delle più importanti e di lungo periodo, che coinvolgono interi paesi e conoscono da alcuni decenni una rinnovata diffusione, al punto da costituirsi in reti dedicate alla loro salvaguardia. La Passione di Ornano Grande si colloca in questa stagione di riscoperta, intrecciando la dimensione religiosa con quella civile e identitaria, caratterizzandosi come un momento dal forte significato al contempo spirituale, culturale e performativo per l’intera comunità parrocchiale, radicato nell’articolata e complessiva storia devozionale del paese.

Nell'Orto degli Ulivi

Figuranti della Passione, voci; voce narrante; musiche e suoni di scena.

Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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Dalla morte alla vita
Gli Apostoli
Gli apostoli, avvolti in mantelli dai colori vividi, attendono seduti contro il muro di pietra nella scena che precede la lavanda dei piedi.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Dalla morte alla vita
Gesù e il Sommo Sacerdote
Dopo la cattura, Gesù è condotto davanti al Sommo Sacerdote, sotto il colonnato del tempio tracciato sulla scena.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Dalla morte alla vita
La condanna
La condanna dopo la flagellazione: in primo piano un soldato romano in corazza e mantello rosso; alle sue spalle il Cristo con la corona di spine.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Dalla morte alla vita
La crocifissione
La crocifissione, con le croci levate nella notte e i personaggi ai piedi del patibolo, immersi in una luce rossa.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Dalla morte alla vita
Il sepolcro vuoto
La Resurrezione: la grande pietra rotonda è scostata, le donne giungono davanti al sepolcro aperto e illuminato, mentre le guardie giacciono a terra.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

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La condanna

Una scena della Passione di Cristo: Gesù flagellato, scortato dai soldati romani e con la corona di spine sul capo, è condannato alla crocifissione.

Ornano Grande di Colledara (TE), 29 marzo 2026.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

La Passione di Cristo a Ornano Grande è una sacra rappresentazione moderna. Nata a metà degli anni Duemila per iniziativa locale come esperienza comunitaria di teatro popolare esprime però una singolare continuità, sebbene articolata su un piano espressivo differente, con una secolare tradizione pasquale ornanese, abbandonata solo pochi anni prima: la processione del Venerdì Santo, in cui una serie di figuranti, in particolare femminili, incarnavano attraverso il canto il dolore per la morte di Gesù nel corteo dedicato al Cristo Morto. La rappresentazione vivente contemporanea, incentrata sulla Passione, può così essere letta come la riformulazione attualizzata di un sentimento religioso che il paese aveva già vissuto e portato avanti per lungo tempo; a Villa Petto, un’altra frazione del Comune di Colledara, la processione del Venerdì Santo continua invece a portarsi avanti, pur fra crescenti difficoltà organizzative, secondo i canoni tramandati dal complesso apparato paraliturgico, guidato dal parroco ma di fatto governato dalle specialiste locali impegnate nella trasmissione dei repertori e dei ruoli.

La continuità della manifestazione ornanese resta fragile, come dimostra l’interruzione di cinque anni iniziata con la pandemia di Covid nel 2020, superata infine con la ripresa del 2025 grazie all’impegno del comitato Passio Cristi, della Pro Loco di Ornano, della parrocchia e dei numerosi volontari. La sopravvivenza di queste rappresentazioni dipende infatti dal ricambio dei figuranti, dalla disponibilità di chi cuce i costumi e cura gli allestimenti, dalle risorse finanziarie di volta in volta disponibili e dalla capacità di mantenere vivo il coinvolgimento comunitario che ne è alla base.

Sul piano del riconoscimento, le sacre rappresentazioni della Settimana Santa sono oggetto di un percorso di salvaguardia promosso dalla rete Europassione per l’Italia, che in un quadro europeo ne persegue la candidatura alla Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO: in Abruzzo vi ha aderito, fra le altre, la Sacra Rappresentazione della Passione di Atessa, inserita nel circuito internazionale Europassion per lo sviluppo e la tutela dei riti della Settimana Santa e dei patrimoni culturali materiali e immateriali connessi. La Passione di Ornano Grande, tradizione più giovane e di scala paesana, condivide con queste esperienze la natura di patrimonio immateriale vivo, fondato sulla partecipazione comunitaria, come avviene da alcuni anni in località limitrofe secondo analoghe modalità, fra le quali si riferisce quella di Val Vomano di Penna Sant’Andrea, curata dalla parrocchia e dalla locale Pro Loco.

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