Saperi tecnici e artigianali
Dall’orto alla fiamma
La preparazione dei peperoni arrostiti a Ornano Grande
A metà agosto, quando i peperoni dell’orto hanno raggiunto la piena maturazione e cominciano a virare dal verde al rosso, nelle case di Ornano Grande, fra le campagne del territorio di Colledara, si mette mano alla prima grande conserva di fine estate. Raccolti e lasciati qualche giorno ad appassire appena, al buio delle cantine, i peperoni vengono poi abbrustoliti sulla viva fiamma prima di essere spellati con cura, tagliati a listarelle sottili e messi in conserva per l’inverno, quando sprigioneranno sulle tavole i profumi e i sapori della stagione calda ormai lontana.
“Prima si coltivano. Il peperone rosso è quello per antonomasia, anche se a me personalmente il peperone verde piace di più, è più saporito. Però raccogliamo quelli già quasi rossi, si lasciano stare tre o quattro giorni che appassiscono un pochettino, poco poco, e diventano rossi. Poi si lavano, si puliscono, si fa la bruciatura”.
Claudio D’Archivio, 17 agosto 2024
La preparazione dei peperoni arrostiti per la conserva domestica è una pratica diffusamente attestata nelle campagne del teramano, legata alla fine dell’estate e alla necessità di trasformare i prodotti dell’orto in provviste per i mesi freddi. A Ornano Grande di Colledara, frazione collinare della Valle Siciliana, ai piedi del versante orientale del Gran Sasso, è documentata come attività familiare ricorrente, tramandata per osservazione diretta e riproposta ogni agosto in modalità similari nel tempo.
L’esempio della famiglia D’Archivio restituisce in modo emblematico la struttura del rito casalingo e le piccole innovazioni che nell’ultimo trentennio sono intercorse per favorirne la continuità. I peperoni impiegati provengono dall’orto familiare e appartengono alle varietà locali tradizionalmente coltivate nella zona. La raccolta avviene quando i frutti sono in transizione dal verde al rosso: un tempo si attendeva il rosso pieno, oggi si preferisce raccoglierli in anticipo e lasciarli appassire tre o quattro giorni in casa, affinché completino la maturazione a temperatura più controllata e acquistino la consistenza adatta alla bruciatura.
La sequenza operativa si articola in alcuni passaggi fondamentali. Il primo è il lavaggio, con i peperoni puliti e asciugati, seguito dalla bruciatura: ogni peperone viene esposto direttamente alla fiamma fino a che la buccia si annerisce su tutti i lati, si gonfia e comincia a staccarsi dalla polpa. Si procede poi a una spellatura grossolana, che rimuove la porzione principale della pelle e i piccioli; segue una rifinitura accurata, in cui vengono eliminate le pellicine residue e i frammenti abbrustoliti ancora attaccati alla polpa. L’asciugatura dei peperoni spellati si compie su un panno di cotone, essenziale per ridurre l’umidità prima dell’invasamento; dopo il taglio in listarelle sottili, si lasciano a scolare un paio d’ore per far decantare l’acqua di vegetazione residua.
Al termine, i peperoni vengono collocati all’interno di vasetti di vetro, coperti e chiusi ermeticamente. Si aprono quindi le due strade della conservazione: la sterilizzazione a bagnomaria, secondo la tecnica tradizionale, o il congelatore. La testimonianza di Claudio D’Archivio restituisce con chiarezza il nodo tecnico che ha determinato il progressivo spostamento della famiglia verso la seconda opzione: il peperone è un ortaggio di facile fermentazione, e nelle conserve a bagnomaria è alto il rischio di un precoce deterioramento; il congelatore, al contrario, elimina questa indesiderabile evenienza e restituisce, al momento dello scongelamento, un peperone integro e pronto all’uso.
Il cerimoniale laico delle conserve è sempre stato un momento di aggregazione intergenerazionale e di vicinato, con più membri della famiglia impegnati in fasi diverse della lavorazione e con scambi continui di varietà, tecniche e barattoli fra case contigue. Condito a crudo con olio extravergine, aglio, prezzemolo e sale, è antipasto e contorno della cucina casalinga; accompagna tradizionalmente il baccalà nelle tavole delle feste invernali; arricchisce bruschette, frittate, panini. La sua presenza nella dispensa è percepita come marcatore di autosufficienza alimentare e di legame con l’orto: avere i propri peperoni conservati significa poter tornare, d’inverno, al sapore rigoglioso dell’estate, quando sono stati raccolti e accuratamente lavorati.
Continuare la tradizione
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024.
Registrazione di Gianfranco Spitilli, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Dall’orto alla fiamma
I peperoni spellati
Foto di Gianfranco Spitilli,
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Dall’orto alla fiamma
I peperoni dell’orto
Foto di Gianfranco Spitilli,
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Dall’orto alla fiamma
Le varietà cromatiche
Foto di Gianfranco Spitilli,
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Dall’orto alla fiamma
Il taglio a listarelle
Foto di Gianfranco Spitilli,
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.


Dall’orto alla fiamma
La bruciatura
Foto di Gianfranco Spitilli,
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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La preparazione dei peperoni arrostiti
Ornano Grande di Colledara (TE), 17 agosto 2024.
Riprese di Gianfranco Spitilli, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
Trasmissione e salvaguardia
La preparazione dei peperoni arrostiti per la conserva domestica rientra fra le pratiche alimentari tradizionali ancora diffuse nelle campagne del teramano, con particolare continuità nei contesti familiari in cui è attivo un orto e in cui permane una generazione anziana depositaria della conoscenza. Non si tratta di una produzione codificata o oggetto di riconoscimenti formali ma di un sapere ordinario del vivere in campagna, trasmesso all’interno del nucleo familiare per osservazione e partecipazione diretta al lavoro di preparazione.
La vitalità della pratica dipende oggi da alcune condizioni convergenti: la persistenza dell’orto domestico, l’impegno tempo-lavoro necessario per la produzione di quantità significative di peperoni in pochi giorni, la presenza di una catena intergenerazionale che includa trasmettitori anziani e discendenti disponibili a raccoglierne l’eredità. Nel caso di Ornano Grande di Colledara, è ad esempio mantenuta attiva da Claudio D’Archivio, medico di professione, che ha scelto di conservare e trasmettere ai figli le tecniche apprese dalla madre, storica responsabile della preparazione domestica. L’adozione del congelatore come strumento di conservazione alternativo alla tradizionale sterilizzazione a bagnomaria, rappresenta un’evoluzione tecnologica che ha reso la pratica maggiormente sostenibile dal punto di vista del rischio alimentare e meglio gestibile per famiglie che non dispongono più di scantinati freschi e attrezzature dedicate: un esempio di come le tradizioni alimentari possano continuare a vivere secondo adattamenti funzionali senza perdere il proprio nucleo fondante.
Sul piano della documentazione, sebbene la lavorazione delle conserve casalinghe estive sia stata oggetto, nelle sue molteplici declinazioni, di ricognizioni etnografiche e di valorizzazione da parte di amministrazioni regionali e associazioni di categoria, sul piano della documentazione è assente, ad oggi, una sistematica raccolta delle varianti locali, delle tecniche familiari e del lessico dialettale connesso, utile a tutelare adeguatamente una dimensione del patrimonio culinario che la produzione industriale e la distribuzione organizzata tendono progressivamente a ricondurre al solo prodotto finito.




