Saperi tecnici e artigianali

Visioni in miniatura

L’arte presepiale ed etnografica a Torricella Sicura

Tra file ininterrotte di campanacci ovini, resti di automobili e mezzi di trasporto, stazzi di pastori e gioghi appesi alle pareti, in un percorso labirintico dove gli oggetti coprono ogni angolo e diramazione, un intero universo in miniatura sorge improvvisamente alla vista: è una costellazione minuziosa di luoghi e mestieri, di remote vite quotidiane intrecciate fra loro come tante visioni, tra passato remoto e tempi recenti, fra lavoro contadino e centrali idroelettriche, cantieri, giocate di morra, dalla nascita di Betlemme fino alla resurrezione. A Torricella Sicura, anno dopo anno, Gino Di Benedetto ha dato forma al suo sogno concreto: restituire agli altri, in pochi ambienti, la civiltà contadina che le case dei vivi non possono più contenere.
“È nata una ribellione dentro di me, che volevo far vedere come vivevo io. E cominciai a capire dentro me stesso: “vorrei insegnare ai bambini come vivevo io”. Poi è nato questo museo. Ma questo qua non sono io, io non esisto. Noi esistiamo. Questo museo è nostro, non è mio. Io non ho mai detto “questo è mio”: è nostro”.
Gino Di Benedetto, 4 aprile 2024
Il Presepe e Museo Etnografico “Le Genti della Laga” nasce nel 2003 a Torricella Sicura, paese pedemontano dei Monti della Laga in provincia di Teramo, dalla raccolta trentennale di oggetti della civiltà contadina e dall’opera di realizzazione artigianale condotta da Gino Di Benedetto, muratore di professione, appassionato custode e ingegnoso plasmatore di miniature della vita agricola e pastorale del territorio.

L’impresa si colloca all’interno di una più ampia tradizione museografica e presepiale del territorio montano i cui primi significativi antecedente sono individuabili nel Presepe Vivente e nel Museo Etnografico di Cerqueto di Fano Adriano, ideati entrambi alla metà degli anni Sessanta del Novecento da Don Nicola Jobbi come parte di una più vasta opera di raccolta etnografica, anche di natura immateriale, nata per preservare la cultura locale dalla dispersione e dall’abbandono. Questa esperienza originaria, poi riproposta in altri paesi della zona e ispirata a iniziative esterne alla provincia teramana, ha contestualizzato sempre più marcatamente la vicenda religiosa della Natività di Gesù in uno specifico territorio, quello delle montagne del Gran Sasso e della Laga, ricostruendone costumi e usanze, utilizzandone gli oggetti della cultura materiale, assieme ai canti e ai suoni della tradizione contadina locale. Di pochi anni successiva, in continuità anche territoriale con la precedente, è l’iniziativa dell’artigiano di Montorio al Vomano Giovanni Gavioli, che dal 1969 allestisce progressivamente il suo presepe in miniatura fatto di botteghe, case contadine, pastori delle montagne circostanti in un unico e dinamico scenario meccanizzato, animato da pezzi ricavati da macchinari di riciclo, oltre a compiere un’analoga opera di raccolta di oggetti della cultura contadina, secondo una complementarità che sembra accompagnare la comune genesi di questo genere di attività.

Rispetto a tali esperienze, quella sperimentata da Gino Di Benedetto sviluppa una direzione propria, specializzandosi ulteriormente in una capillare ricostruzione miniaturizzata e meccanicamente animata di un intero paese, o forse, idealmente, di un intero territorio, percorso da congegni elettrici che fanno muovere artigiani, contadini, pastori e animali, in una restituzione minuziosa della vita quotidiana di collina e di montagna. La miniaturizzazione, inizialmente nata come soluzione pragmatica alla mancanza di un adeguato spazio espositivo per le migliaia di oggetti della raccolta, è diventata in effetti, nel tempo, la cifra costruttiva ed espressiva del lavoro di Di Benedetto, moltiplicandosi fino a realizzare decine di scene tematiche distribuite in centinaia di metri quadrati di superficie: la cucina contadina con il forno del pane, le botteghe artigiane (il fabbro, il calzolaio, il falegname, la merceria, il negozio di generi alimentari), il lavoro nei campi (la mietitura, la trebbiatura, la vendemmia, la raccolta delle castagne), le scene di transumanza, la stalla con gli animali, i momenti della festa di paese, i matrimoni, le sepolture, le nascite, ma anche i mulini, i cantieri edili, le centrali idroelettriche, in una produzione continuamente aggiornata e perfezionata. Alcune ricostruzioni in scala riproducono inoltre luoghi reali del territorio: la chiesa di San Bartolomeo di Villa Popolo, con il soffitto ligneo decorato del 1684, e la ramiera di Villa Tordinia rappresentata in ogni dettaglio, dove fino alla seconda metà degli anni Ottanta del Novecento si producevano i semilavorati per la produzione di utensili in rame destinati agli artigiani di Tossicia e della vallata del Chiarino.

L’allestimento è frutto di una pratica costruttiva collettiva alla quale partecipano ogni anno artigiani del legno, della pietra, dei tessuti, scenografi e tecnici delle luci, coordinati da Di Benedetto e guidati dalla sua passione, per un museo che non appare come una semplice creazione individuale, ma quale prodotto cumulativo di un’estesa comunità motivata a restituire forma visibile alla propria memoria. Le figure umane sono lavorate a mano da Di Benedetto e da una rete di collaboratori che hanno modellato e dipinto i volti, costruito le strutture lignee, cucito i costumi, mentre l’animazione elettromeccanica delle scene è ricavata a partire da motori riadattati di tergicristalli, introducendo nella miniatura una dimensione narrativa data dai gesti e dalle movenze. Molti personaggi recano in mano anche piccoli cartigli con dialoghi in dialetto teramano, che restituiscono al visitatore l’ambiente sociale, relazionale e linguistico della comunità rappresentata.

La sezione delle ricostruzioni di ambienti a grandezza reale, parallela al percorso delle miniature, si è invece formata in larga parte attraverso il recupero di oggetti nelle case dei paesi dell’Abruzzo teramano, abbandonati nel corso dell’emigrazione di massa avvenuta tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento, quando intere famiglie contadine lasciarono le proprie abitazioni rurali. Sul piano della raccolta, il museo conserva dunque un patrimonio organico di oggetti della cultura materiale agropastorale e artigiana dell’area: un torchio per l’olio del 1695, alto quasi tre metri; un frantoio a trazione animale; le attrezzature complete della pastorizia e della lavorazione del formaggio; telai in legno, fusi, conocchie e attrezzi per la lavorazione della lana; una vasta sezione sulla lavorazione del rame e le ramerìe, come conche, paioli, caldaie; ferri da stiro a carbone, biancheria e corredi tradizionali; una collezione di equipaggiamento originale appartenuto alle truppe naziste delle SS che occuparono il territorio nel 1943; numerose biblioteche di libri di argomento abruzzese e teramano, molti dei quali raccolti tra le macerie di case diroccate o demolite.

Il ricco e il povero

Gino Di Benedetto, voce.

Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

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Visioni in miniatura
La massaia in cucina
Scena in miniatura della cucina contadina, sotto un arco di muratura: una donna stende la massa sul tavolo davanti al focolare; al suo fianco, una chitarra per tagliare la pasta; alle pareti, conche di rame, paioli, lampade ad olio, trecce di cipolle e di peperoncini appesi a seccare, ferri da stiro a carbone.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Visioni in miniatura
Lo spaventapasseri
Lo spaventapasseri vestito di giacca nera, cravatta e cappello di paglia veglia sul campo di grano in miniatura presso un cascinale dei Monti della Laga.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Visioni in miniatura
Il fabbro al lavoro
Il fabbro in miniatura, con grembiule di cuoio, berretto blu e tenaglie in mano, batte il ferro arroventato sull’incudine. Alle sue spalle la bottega di generi alimentari con gli ortaggi, la frutta, gli scaffali pieni di merci esposte. La scena restituisce la fisionomia di una strada di paese degli anni della giovinezza di Gino Di Benedetto, con gli artigiani affacciati l’uno accanto all’altro.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Visioni in miniatura
La stalla
Interno di una stalla con tre bovini nei pressi della mangiatoia. La struttura è ricostruito con frammenti di sassi originali e paglia naturale.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Visioni in miniatura
I boscaioli
Due boscaioli in miniatura tagliano un tronco con la sega a due mani davanti alla catasta di legna. I cartigli riportano il dialogo in dialetto teramano: “dai cumbà, finam a tajà stu tronghe cha da pù jame a ballà!” (“dai compare, finiamo di tagliare questo tronco che dopo andiamo a ballare”); risponde l’altro “stinghe stracche che vuje ballà!!” (“sono stanco, non sono in grado di ballare”). La scelta del cartiglio dialogato è una delle cifre stilistiche del presepe di Di Benedetto.

Foto di Emanuele Di Paolo,
Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

GUARDA IL VIDEO

Visioni di museo

Le riprese documentano l’allestimento del museo etnografico e del presepe di Torricella Sicura, attraverso una panoramica della collezione di oggetti agro-pastorali, delle scene in miniatura, delle botteghe ricostruite, dei suggestivi suoni che le accompagnano.

Torricella Sicura (TE), 4 aprile 2024.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

Il Presepe e Museo Etnografico “Le Genti della Laga” è oggi una delle più significative esperienze di museografia etnografica partecipata della provincia di Teramo, riconosciuta come patrimonio culturale dal Comune di Torricella Sicura e inserita fra le destinazioni museali della Regione Abruzzo, del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e del Touring Club Italiano. Ospitato dentro ampi locali messi a disposizione dal Comune in un’area adiacente al centro storico del paese, ha una funzione di restituzione pubblica del patrimonio etnografico locale e di trasmissione intergenerazionale attiva: ogni anno migliaia di visitatori – tra cui numerosi istituti scolastici – attraversano le scene del presepe e del museo accompagnate dallo stesso Di Benedetto, che contribuisce così a rendere viva la raccolta e le ricostruzioni.

L’allestimento ha trovato spazio di valorizzazione in importanti vetrine mediatiche nazionali, in numerose trasmissioni locali e in documentazioni audiovisive di carattere etnografico e documentale, anche attraverso la testimonianza diretta del suo creatore e curatore. Recentemente sono state realizzate audioguide interattive e il presepe etnografico è stato anche presentato e descritto all’interno del volume Il presepe abruzzese di Enrico Di Carlo, dedicato ai più significativi presepi della regione.

Sul piano della salvaguardia, la pratica di Di Benedetto si colloca all’incrocio fra museografia etnografica, sapere artigiano e raccolta orale: la collezione ha intercettato il momento storico dello spopolamento delle campagne e delle montagne teramane e ha sottratto al dissipamento un patrimonio che difficilmente avrebbe trovato altri canali di conservazione. Ma, soprattutto, ha assunto nel tempo i caratteri di un’opera creativa incessante, fondata sulla collaborazione di artigiani e specialisti, riuniti attorno alla infaticabile tensione propulsiva e al personale ingegno realizzativo di Gino Di Benedetto.

La continuità del lavoro è oggi assicurata dal nucleo dei volontari coordinati dallo stesso Di Benedetto, e dalle consolidate collaborazioni con associazioni del territorio come la Pro Loco di Torricella Sicura, in particolare grazie all’impegno costante di Sandro De Marcellis e, in precedenza, del fratello Lucio De Marcellis, che fu tra i primi a interessarsi alla raccolta e a occuparsi della sua valorizzazione sul piano culturale e istituzionale. Le criticità strutturali, già evidenziate negli anni di esordio dell’attività museale, riguardano la mancanza di finanziamenti continuativi per le attività di gestione, restauro e conservazione, in connessione con la fragilità organizzativa di un’iniziativa fondata, dall’origine, sulla militanza di un singolo “custode” e di una rete informale di sostegno.

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