Riti e pratiche sociali

Nel regno del Cacaccio

Il gioco del Cucù a Campli

Di antiche origini, sopravvissuto solo in alcune zone d’Europa, il gioco del Cucù, conosciuto a Campli con il nome di Cucù o Ttuffë, coinvolge il paese in appassionanti tornei e partite nel periodo natalizio, nei circoli locali o nelle case, tra scherni, scherzi e risate, in tavolate numerose e circondate di persone. Le carte girano e si scambiano, si bloccano o tornano indietro in base alle figure e alle loro concatenazioni. Una smazzata dopo l’altra, i giocatori decrescono fino al duello finale, che decreterà il vincitore del tavolo e della partita.
“A Campli, ancora a metà dell’Ottocento, molte famiglie benestanti facevano fabbricare manualmente carte da Cucù ad artisti-artigiani o più comunemente a carcerati e frati per giocare con un mazzo da Cucù che comprendeva la figura del Grattaculo, detto anche Cacaccio, non compreso nei mazzi fino allora prodotti”.
Nicolino Farina, 2019
Il gioco del Cucco è chiamato a Campli Cucù o Ttuffë, dai nomi delle carte più alte e dai contenuti simbolici che rappresentano: la carta di maggior valore (XV), il Cucù o Cucco, un cuculo spesso raffigurato anche in forma di gufo, civetta, o anche pappagallo, derivazione onomatopeica del caratteristico verso dell’uccello (cu-cu, cucù), che proibisce lo scambio e non paga in genere nessun pegno, sebbene possano esistere eccezioni in alcuni regolamenti; la carta dal valore più alto dopo il Cucù, detta Ttuffë, Bum o Hai pigliato Bragon (XIV), nell’antico mazzo camplese rappresentata da un soldato con in mano una pistola ad avancarica nell’atto di sparare, derivazione onomatopeica del rumore prodotto dall’arma (tuff), che proibisce lo scambio e costringe a pagare pegno chi è alla ricerca di una migliore sorte.

Nelle sue varianti note in Abruzzo è pertanto un gioco di cambio e non di presa (Campli e Montorio al Vomano, dov’è invece chiamato Stù), il cui mazzo è composto da quaranta carte, diviso in carte numerate e figurate ripetute due volte. Le figure sono organizzate in due “schieramenti”, al di sotto o al di sopra delle dieci carte numerate, che rappresentano i valori intermedi: le prime cinque dal valore minimo crescente, incluso il Matto che è carta negativa ma dal valore variabile; le ultime cinque, con diverse figure dette “trionfi” che impongono azioni o pegni diretti a chi le incontra.

Secondo Nicolino Farina, che al gioco ha dedicato un circostanziato studio, il Cucù era in origine praticato con dadi, tasselli e altri simili oggetti, individuando un antecedente diretto in una incisione del XVII secolo appartenente a un fondo di manoscritti gesuitici conservata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Si tratta di un foglio raffigurante diciannove tondi con le identiche rappresentazioni numeriche e figurali del Cucù, che venivano tagliati e posti sotto le pedine. L’evoluzione verso il vero e proprio mazzo di carte sarebbe avvenuta in Italia, in area emiliana, diffondendosi poi rapidamente in tutta Europa a partire dal Cinquecento, fino a conoscere la massima espansione in epoca settecentesca.

Negli Statuti di Bologna del 1245-1267 si cita un gioco chiamato Gnaffus, che richiama nel nome l’attuale carta Gnaf dello Stù montoriese; a Bologna compare anche, nel 1717, il regolamento più antico del gioco del Cucco a noi conosciuto, come risultano presenti diverse tipologie di mazzi di carte nel corso dell’Ottocento. È suggestivo inoltre ipotizzare una similitudine tra Cucù e i giochi di Trionfi, detti delle “Venti figure”, riscontrati a Napoli insieme ai Tarocchi e al Malcontento tra il 1585 e il 1586, quando vengono annoverati tra i giochi popolari con ambivalente funzione divinatoria, come suggerisce lo studioso Giuseppe Ierace.

Farina ipotizza l’introduzione del gioco in area teramana tra il Seicento e il Settecento, a Campli ad opera dei Farnese e a Montorio dei Conti Carafa, famiglia molto influente della corte napoletana. Particolarmente noto nell’Italia Settentrionale e nel Nord Europa, il gioco era conosciuto, oltre a Bologna, anche a Milano e, più in generale, in Lombardia, in Piemonte e in direzione di Venezia, forse a Roma e in Toscana, mentre a Bari era certamente attivo all’inizio del XX secolo un cartaro che ne stampava esemplari. Ne troviamo poi tracce significative in Spagna (Cuco), in Catalogna e nelle Baleari (Cuc), in Francia (Coucou), in Belgio, in Olanda (Koekoek); come mazzo di trentotto carte il Cucco è diventato in Baviera e in Austria il gioco della strega (Hexenspiel), o dell’uccello (Vogelspiel, mentre in Svezia, nel 1741, se ne riscontra una denominazione italiana: Cambio (per  “scambio”), in seguito detto Kille; in Danimarca era Gniao o Gnav, e così fu esportato in Norvegia, diffuso infine anche in Finlandia (Kucku). In alcune zone d’Europa, come le isole danesi Fionia e Sjælland, o nello Zeeland olandese, il gioco è tuttora praticato in una variante con le pedine, e, sempre più di rado, è ancora in uso in Scandinavia e in alcune valli bergamasche.

Il primo mazziere, scelto mediante estrazione di carta, mescola il mazzo, lo fa tagliare alla sua sinistra e distribuisce la carta in senso antiorario al primo giocatore alla sua destra, attendendone la decisione. Se il giocatore ritiene di mantenere la carta dice “sto”, se pensa di passarla dice “passo”, e viene a quel punto distribuita la carta al giocatore successivo, che prenderà a sua volta una decisione. Quando il giocatore precedente ha scelto di passare, il successivo dovrà forzosamente scambiare la sua carta, a meno che non possegga un “trionfo”, una carta di valore superiore o uguale a undici.
Gioco di metafore sociali e simboliche, è descritto efficacemente da Saverio Franchi – che allo Stù di Montorio e al più vasto gioco del Cucù ha dedicato un saggio – come la rappresentazione della società umana (la tavola dei giocatori), dei ruoli sociali e delle sorti (la propria carta), della possibilità di cambiare entrambi migliorando o peggiorando il proprio destino (il cambio carta), avendo però come limite lo scontro con i potenti (i “trionfi”, le carte figurate più alte) e il rischio di precipitare nella sventura (le figure basse) o nell’imprevedibile (i Matti) da cui è comunque bene stare alla larga ma che, in casi eccezionali, può addirittura salvare e premiare (due Matti che restano vincono), o avere il potere di trascinare con sé e far “perdere una vita” anche al signore del gioco, al gufo coronato che domina le tenebre e le incertezze, alla carta più alta: il Cucù.

Dal Bum al Grattaculo

Nicolino Farina, voce.

Campli (TE), 18 gennaio 2024.
Registrazione di Gianfranco Spitilli,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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Nel regno del Cacaccio
Antiche carte camplesi
Alcune carte figurali del Cucù camplese risalenti alla metà del XIX secolo, recentemente ristampate a cura di Nicolino Farina.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Campli (TE), 18 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Nel regno del Cacaccio
Antiche carte da Cucù (Chu Chu)
Il Leone rampante, il Nulla e il Cucù nelle carte prodotte a Bari dallo stabilimento del Cav. Guglielmo Murari tra il 1880 e il 1928, ristampate a cura di Nicolino Farina.

Foto di Gianfranco Spitilli,
Campli (TE), 18 gennaio 2024,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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Nel regno del Cacaccio
Le finali
Un momento delle fasi finali del “Campionato Mondiale di Cucù”, organizzato annualmente dalla Pro Loco “Città di Campli”.

Foto di Nicola Arletti,
Campli (TE), 5 gennaio 2026,
Archivio Pro Loco “Città di Campli”.
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Nel regno del Cacaccio
Il mazziere
Il mazziere di turno distribuisce le carte nelle fasi finali del “Campionato Mondiale di Cucù”.

Foto di Nicola Arletti,
Campli (TE), 5 gennaio 2026,
Archivio Pro Loco “Città di Campli”.
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Nel regno del Cacaccio
Lo Gnao di Masenghini
La carta dello Gnao del mazzo di carte da Cuccù di Masenghini, le più utilizzate negli attuali tornei di Campli e di Montorio al Vomano.

Foto di Valentina Fagnani,
Campli (TE), 5 gennaio 2026,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

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Verso le finali

In un’atmosfera di ilarità e di simpatica tensione, alcuni appassionati camplesi giocano una semifinale del “Campionato Mondiale di Cucù”, presso il circolo del paese.

Campli (TE), 5 gennaio 2026.
Riprese di Gianfranco Spitilli, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

Il “Campionato Mondiale di Cucù”, che si tiene ogni anno nel periodo di Natale, è portato avanti da molti anni dalla Pro Loco “Città di Campli”. La manifestazione, nata con la volontà di promuovere e valorizzare il gioco all’interno della stessa comunità camplese, favorendo così anche la sua trasmissione e la partecipazione delle giovani generazioni, coinvolge la cittadinanza nel corso della lunga fase di qualificazione, estesa a tutto il periodo precedente all’Epifania. Si tratta di un’iniziativa di grande e crescente successo, che riunisce centinaia di persone fra giocatori e pubblico, sempre presente in gran numero ad assistere alle concitate partite, e alla cui istituzione si devono la salvaguardia del gioco e la sua trasmissione all’interno della comunità.

Di particolare rilevanza sono da considerarsi, in tale contesto, gli approfonditi studi dedicati da Nicolino Farina al Cucù camplese e, più ampiamente, alla storia del gioco nella sua evoluzione e nelle sue componenti essenziali, con specifica attenzione allo strumento primario con cui lo stesso è stato esercitato nei secoli: le carte. Alle articolate simbologie rappresentate nelle carte figurali, alle trasformazioni intercorse nelle carte da gioco in base alle zone di utilizzo e di provenienza, agli originali adattamenti locali in relazione alla significativa tradizione della stampa xilografica camplese, gli studi di Farina hanno dedicato ampio spazio, incoraggiando anche la ristampa di mazzi di carte di particolare pregio iconografico e simbolico, di cui sono stati ricostruiti al contempo i significati e le possibili derivazioni.

Sul piano della salvaguardia, sia il torneo annuale sia le ricerche portate avanti nei decenni contribuiscono a una presa di coscienza del valore del gioco per la comunità locale, anche inserendola in un più ampio quadro di riferimento nazionale, sebbene il Cucù camplese, al contrario dello Stù montoriese, non sia stato inserito all’interno del “Tocatì”, il Festival Internazionale dei Giochi di Strada di Verona che ha portato all’iscrizione del gioco nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

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