Espressioni orali e linguistiche

I canti “pastorizi”

L’improvvisazione in rima a Montereale

“Voglio cantare un verso in terza rima, perché la mia passione lo reclama, per celebrar dei monti l’alta cima / voglio cantare un verso più concreto, e spero a chi mi ascolta sia gradito, e che riveli un intimo segreto. E adesso faccio un canto con quartina, è un canto che si usava in questa zona, è un uso qui del monte e la collina, e l’eco in certi luoghi ancor risuona. In terza rima chiudo l’intervento, è una modalità che piace tanto, e qui si canta bene senza vento / per cantare davvero alla terzina, ci serve uno strumento che risuona, e allor si va da sera alla mattina”. È un intreccio di terzine e quartine che il poeta improvvisatore Marcello Patrizi sperimenta come esempio di arte poetica. Lo fa dopo aver rievocato i suoi antenati, pastori e poeti sopraffini da cui ha ereditato l’amore per la parola, assieme al culto per la poesia estemporanea.

“Il cantore a braccio non si sforza a cercare le rime e a contare le sillabe di ogni verso. La sua dizione è inseparabile dalla melodia. Spesso sono le assonanze che lo guidano nella creazione dell’ottava, ed è anche l’avido ed attento uditorio che, vivendo col poeta la bellezza dell’argomento, quasi gli fa intuire o evitare gli errori”.

Romolo Trinchieri, 1959

Nel vasto territorio di Montereale, disseminato di numerose frazioni, dette anche “ville”, al confine con la provincia reatina e l’area di Campotosto, Mascioni e Poggio Cancelli, è ancora presente in forme residuali l’uso dell’ottava rima, delle quartine e delle terzine improvvisate, l’arte poetica che ha contrassegnato la vita dei pastori transumanti. Autodidatti, dediti alla lettura e all’apprendimento mnemonico dei poemi epici e cavallereschi, dall’Iliade all’Odissea, dall’Eneide all’Orlando furioso, dall’Orlando innamorato alla Gerusalemme liberata, al ciclo dei paladini di Francia, particolarmente attratti dalla Divina Commedia, dalla Bibbia, dal cosiddetto “libro di Maccarone” (Angelo Felice Maccheroni, autore de La Pastoral Siringa), i pastori dell’Italia centrale hanno da sempre coltivato l’arte dell’improvvisazione poetica. Omero, Ariosto e Boiardo, Tasso, Dante e Tassoni, e molti altri poeti minori raccolti in antologie trasmesse e prestate da persona a persona, sono stati per secoli il loro quotidiano passatempo nelle lunghe giornate in compagnia degli animali, sugli altopiani.

L’ottava rima è la forma più complessa, strutturata in una concatenazione di versi endecasillabici, sei in rima alternata e due di chiusura in rima baciata, secondo lo schema metrico ABABABCC, in cui la finale è ripresa dall’improvvisatore successivo per produrre una nuova sequenza, che alimenta anche la tessitura tematica creando dei veri e propri dialoghi o contrasti in rima.
Marcello Patrizi di Montereale, insegnante e discendente di una famiglia di allevatori e pastori, è un illustre rappresentante di questa antica tradizione, appresa in casa dallo zio e dal nonno, entrambi appassionati pastori, scrittori e poeti autodidatti che praticavano l’arte dell’improvvisazione e frequentavano il raffinato mondo dei poeti dediti al canto a braccio.

Patrizi descrive un universo pastorale costellato di poeti animati da una “fame inesauribile” di conoscenza e di amore per la poesia, dediti a una formazione spontanea che transitava dai grandi classici e, come nel caso del nonno, si cimentava con opere fondamentali come La Pastoral Siringa di Maccheroni o con lo stile ricercato di Giacomo Barberini in Il magnifico fonte di Albaneto, ovvero la patria istoria, da lui particolarmente apprezzato. Amico di grandi poeti come Donato Sciarra di Poggio Cancelli, di Rinaldo Adriani di Mascioni e di Berardino Perilli di Campotosto, il nonno pubblicò anche un suo poema sulla vita del pastore su vinile, in cui narrava in versi la fatica e le disillusioni, ma anche i momenti lieti di un lavoro gravoso.

Da questo fertile retroterra, Marcello Patrizi ha assorbito da bambino il ritmo del poetare, il primo fondamentale elemento della formazione di un poeta, necessario per dare la misura dell’endecasillabo, assieme alla musicalità propria dell’ottava rima e a un prezioso patrimonio di stile e di versi, che lo hanno progressivamente portato dal gioco domestico con i parenti agli incontri in amicizia fra poeti vicini e lontani, fino alle serate e alle gare fra improvvisatori a braccio.

E canto una terzina a Emanuele

Marcello Patrizi, voce; Enrico Mariani, organetto.

Montereale (AQ), 16 gennaio 2024.
Registrazione di Emanuele Di Paolo,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Ascolta il brano

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I canti "pastorizi"
“Contrasto”
L’incisione è contenuta all’interno del Dizionario delle Arti e de’ Mestieri di Francesco Griselini, nel volume che tratta dell’Accademia, e più specificamente delle tradizioni poetiche popolari. Rappresenta la voce “Improvvisatore” o “Contrasto”, descrivendo la pratica dei poeti estemporanei. L’immagine materializza visivamente la “catena” delle rime e degli argomenti, che vincola i due sfidanti nel duello poetico in ottava rima.

Incisione di Francesco Griselini,
seconda metà del XVIII secolo (circa 1768-1778).
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I canti "pastorizi"
Gara poetica
Ezio Bruni, Alessio Runci e Marcello Patrizi impegnati in un contrasto all’ottava edizione del “Festival Regionale di Canto a Braccio” di Borbona.

Foto di Valentina Durante,
Borbona (RI), 14 settembre 2013,
Archivio Festival del Canto a Braccio.
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I canti "pastorizi"
Intanto Erminia
Ottave della Gerusalemme liberata trascritte e armonizzate a partire da una ricerca sul campo svolta dall’etnomusicologo Giorgio Nataletti nella Campagna romana.

Pagina tratta da Canti della campagna romana di Giorgio Nataletti e Goffredo Petrassi, 1952 (edizione originale 1930).
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I canti "pastorizi"
Marcello Patrizi
Il poeta a braccio Marcello Patrizi mentre improvvisa alcune terzine.

Foto di Emanuele Di Paolo, Montereale (AQ), 28 settembre 2015, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.
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I canti "pastorizi"
Marcello Patrizi e Mauro Chechi
I poeti improvvisatori Marcello Patrizi e Mauro Chechi durante la serata di cantori a braccio della quindicesima edizione del “Festival Regionale di Canto a Braccio” di Borbona.

Foto di Valentina Durante,
Borbona (RI), 24 settembre 2022,
Archivio Festival del Canto a Braccio.

GUARDA IL VIDEO

Qui accanto alla Madonna del Carmelo

Marcello Patrizi mentre improvvisa in ottava rima, dedicando parte dei versi all’autore delle riprese.

Montereale (AQ), 14 aprile 2024.
Riprese di Emanuele Di Paolo, Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

Come Romolo Trinchieri ricorda nei suoi scritti, è proprio “sui monti dell’Appennino Aquilano e nella zona seducente di Montereale e dintorni” che nell’ambiente dei pastori “si è mantenuta e fiorisce la remota tradizione del canto a braccio”, quel patrimonio di “canti pastorizi” fra pastori poeti scomparsi o viventi di cui ha fatto cenno anche nel suo celebre volume Vita di pastori nella Campagna romana del 1953. La situazione da lui descritta ancora a metà del secolo scorso è però oggi profondamente mutata, essendo progressivamente venuto meno quasi del tutto il contesto specifico che aveva alimentato la poesia a braccio. Il canto improvvisato in ottava rima, in quartine e terzine, a voce sola o su strumenti come la zampogna zoppa (le cosiddette ciaramelle ancora usate nell’Alta Sabina e in quella del monterealese) e l’organetto a due bassi, è stato infatti trasmesso nell’area di Montereale fino alla generazione di Marcello Patrizi, ma sembra difficile prefigurare allo stato attuale una possibile eredità, soprattutto a causa del pesante spopolamento che tutti i centri montani hanno subito nell’ultimo cinquantennio, fenomeno aggravato in tempi recenti a causa del sisma.

Marcello ha invece incarnato pienamente la continuità della poesia a braccio rispetto ai suoi predecessori, imparando l’improvvisazione in rima soprattutto dallo zio e dal nonno, ma anche frequentando i tanti pastori della zona o apprendendo indirettamente le loro storie come parte del necessario bagaglio di conoscenze di un poeta estemporaneo. A suo giudizio la pratica del canto a braccio è maggiormente sopravvissuta nell’area più settentrionale della provincia aquilana per il beneficio apportato dalla diffusione delle gare poetiche a partire dagli anni Trenta del Novecento, che hanno stimolato e sostenuto nuove occasioni di esercitare la poesia improvvisata in maniera funzionale. Nell’area di Montereale uno dei principali protagonisti dell’organizzazione di competizioni poetiche fu proprio Romolo Trinchieri, che ebbe l’idea di riportare nei territori d’origine le gare abitualmente svolte fra poeti improvvisatori di varie provenienze nelle feste romane di Trastevere, come la “Festa de’ Noantri”. Localmente, la serata poetica è diventata negli anni il momento più importante all’interno del programma delle feste patronali, quello più atteso, che ha permesso ai poeti non solo di esibirsi pubblicamente ma di potersi incontrare frequentemente, confrontarsi, e praticare l’arte dell’improvvisazione.

La persistenza del canto a braccio fra l’Alto Aquilano e l’Alta Sabina si associa a quella dell’uso delle ciaramelle, la zampogna zoppa usata per l’accompagnamento dei poeti nelle serenate alla sposa; Marcello Patrizi evidenzia una preziosa seppur debole continuità dell’uso dello strumento nell’area del monterealese grazie alla passione di giovani come Enrico e Alessio Mariani della frazione di Castiglione, che ne hanno rinnovato la tradizione traghettandola nell’epoca attuale.

Una certa vitalità trasversale della pratica poetica è tuttavia attualmente assicurata dal gruppo dei poeti improvvisatori provenienti dalla zona di Bacugno e Cittareale, nel reatino, animatori di serate e sfide anche nel contiguo territorio aquilano, come la gara dedicata proprio alla memoria di Rinaldo Adriani che ogni estate riunisce improvvisatori abruzzesi, laziali e toscani a Mascioni; analogamente, anche a Castiglione di Montereale sono spesso organizzate gare poetiche in occasione dei festeggiamenti per San Giovanni Battista, a fine giugno. Lo stesso Marcello Patrizi inoltre, è stato protagonista di ulteriori iniziative di valorizzazione come l’evento di promozione del canto a braccio a cui ha preso parte nel 2024 presso la Camera dei Deputati nella Sala della Regina di Montecitorio.

La poesia a braccio nell’area centro-italiana è stata del resto oggetto di un costante interesse di ricerca etnomusicologica già dal 1948, quando Giorgio Nataletti, fondatore del Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (poi divenuto Archivi di Etnomusicologia) registrò a Roma uno dei grandi maestri novecenteschi della poesia improvvisata proveniente dall’Alto Aquilano, il poeta Donato Sciarra di Poggio Cancelli, che pascolava nella Campagna romana vicino al nonno di Marcello Patrizi.

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