Lettera di Silvino Nisii a Carolina Riccioni
Lettera di Silvino Nisii alla moglie Carolina Riccioni dalla Campagna romana; scrittura a mano
Autore
Silvino Nisii
Luogo
Sacrofano (RM), Italia
Data
6 aprile 1923
Genere
Lettera
Tipologia
Manoscritto
Materiale
Carta
Fondo
Fondo Nisii
Personaggi
Silvino Nisii, Carolina Riccioni
Proprietario
Berardino Nisii
Contributore
Berardino Nisii
Collocazione
Segnatura
BAMBUN_NISII_T000001
Localizzazione
Archivio Famiglia Berardino Nisii, Fano Adriano (TE)
Diritti d'uso
C-Tutti i diritti riservati
Formato digitale
jpg
Nella lettera è riportato l'antico appellativo di Scrofano
Scrofano 6 aprile 1923.Carolina mia, Ho ricevuto i sigari e la pizza che hai mandato per mezzo di papà Capoccia. Avrei avuto più piacere di ricevere una tua lettera, nella quale mi dicevi che mi vuoi sempre bene. Lo so che mi ami, eppure ho piacere che me lo dici sempre. Vorrei esserti sempre vicino per sentirmelo dire dalla tua bocca adorata; ma dato che ciò non è possibile e la distanza che ci separa, mi fa anche bene, leggerlo nelle tue lettere. Rispondimi subito, mia cara, mia adorata Carolina e scrivimi ciò che ti detta il tuo cuore. Più passano i giorni e più ti penso intensamente e più ti desidero ardentemente. È proprio vero il proverbio che dice: Il più cattivo a scorticare e la coda. Oramai poco più di un mese ci separa; ma a me mi sembra un secolo. Qualche volta mi sembra che mi sarà impossibile resistere tanto tempo ancora. Ma poi penso che sto qua e che lavoro per te, pel mio caro Valentino e che perciò devo resistere a qualunque costo. In questi giorni di caroso è di caldo, quando ero stanco e sudato ripensavo a te al nostro caro figlio ed un sorriso appariva sulla mia bocca e la stanchezza fuggiva via. Oh! Benedetto chi ha inventato la famiglia; e maledetti quelli che vogliono il divorzio. Dio mio! ma come si potrebbe fare a lasciare la moglie e i figli per unirsi con un’altra donna? Mi si risponderebbe: Ma chi divorzia non ama la moglie e se l’ama vi ha riscontrato difetti per i quali non possono andare d’accordo. Ma se non l’ama, perché l’ha sposata? In quanto ai difetti, il sacerdote che li ha sposati non gli ha detto che si dovevano sopportare a vicenda? E i figli come si fa a non amarli? Scrivimi, Carolina mia, che passerò più sereno e contento questi giorni. Dimmi ciò che ti serve tanto per te come per Valentino, così quanto andrò a Roma te li comprerò. Papà Capoccia ti ha ridati i soldi? Abbracci e baci cari a te ed a Valentino da chi vi vuole un mondo di bene Silvino Baci. Baci. Baci...


