Canti tradizionali cerquetani
Appunti manoscritti con descrizione dei canti tradizionali cerquetani; scrittura a mano
Autore
Don Nicola Jobbi
Luogo
Cerqueto di Fano Adriano (TE), Italia
Data
XX secolo, seconda metà
Genere
Appunti
Tipologia
Manoscritto
Materiale
Carta
Fondo
Fondo Jobbi
Personaggi
Proprietario
Bambun aps/Centro Studi Don Nicola Jobbi
Contributore
Don Nicola Jobbi
Collocazione
AI-1, cartella “Mostre”, ff. 5-6
Segnatura
BAMBUN_JOBBI_T000020
Localizzazione
Biblioteca Regionale "Melchiorre Dèlfico", Teramo
Diritti d'uso
C-Tutti i diritti riservati
Formato digitale
jpg
Manoscritto di due pagine interamente dedicato da Don Jobbi alla descrizione delle principali occasioni del canto a Cerqueto.
Cerqueto, a chi vi arriva per la prima volta, curioso, entusiasta e assetato di bellezze naturali, offre, fra le tante cose, la spontaneità e la genuinità del suo popolo. I Cerquetani infatti, si tramandano, da secoli, antiche usanze, che pur essendosi trasformate ed adattate al dinamismo della vita moderna, conservano la loro originalità. Di solito queste usanze consistono, fra l’altro, in canti rituali connessi a ricorrenze religiose. La tipica forma di tutti questi canti è la questua, fatta di casa in casa ad opera di improvvisati cantanti che, accompagnati da strumenti musicali autentici, quali “lu campanielle” e l’“organette” ricevono in compenso del loro canto “cose buone in quantità”. Il canto dell’Epifania è “la Pasquetta”, cantata la sera del 5 Gennaio davanti a tutte le porte per fare gli auguri. “Lu Sant’Antonie” che presenta le stesse caratteristiche degli altri canti, commemora e celebra la vita del Santo e si effettua la sera del 16 gennaio. Il gruppo dei “questuanti” riceve, come ricompensa soprattutto salsicce e salami, prodotti, questi, derivati dalla recente uccisione e macellazione del maiale. Il canto del (Venerdì Santo) Domenica di Passione è “la Passione”, che fa rivivere ora per ora, in un crescendo di “pathos” prettamente popolare, la crocefissione e la resurrezione di Gesù Cristo. I canti popolari cerquetani, oltre che ispirarsi a ricorrenze religiose, traggono, a volte, origine anche da eventi naturali, quali il passaggio tra l’inverno e la primavera. Un esempio è il “canto di Maggio”, tipica serenata che si canta tra la notte del 30 Aprile e il 1° Maggio. I “Maggianti”, in maggioranza giovanotti, vanno di casa in casa, improvvisando stornelli dove il nome della persona fa rima con un fiore, e così portano auguri e saluti a tutte le famiglie. Il canto, che forse rispecchia in maggior misura il mondo e le speranze del popolo contadino è “li Misciarule”. Originario di Cerqueto, si compone di 12 strofe che, illustrando le caratteristiche di ogni mese, evidenziano il lavoro, ma soprattutto le semplici gioie della vita contadina.


