Lettera di Silvino Nisii a Carolina Riccioni
Lettera di Silvino Nisii alla moglie Carolina Riccioni dalla Campagna romana; scrittura a mano
Autore
Silvino Nisii
Luogo
Castel di Guido (RM), Italia
Data
3 febbraio 1929
Genere
Lettera
Tipologia
Manoscritto
Materiale
Carta
Fondo
Fondo Nisii
Personaggi
Silvino Nisii, Carolina Riccioni
Proprietario
Berardino Nisii
Contributore
Berardino Nisii
Collocazione
Segnatura
BAMBUN_NISII_T000009
Localizzazione
Archivio Famiglia Berardino Nisii, Fano Adriano (TE)
Diritti d'uso
C-Tutti i diritti riservati
Formato digitale
jpg
Castel di Guido 3 febbraio 1929Moglie carissima, L’altro ieri ebbi la tua del 29 u.s. Mi dispiace che stai un po’ malata. Statti attenta e la tosse curala, perché potrebbe diventare cronaca. Io da tre o quattro giorni sono raffreddato, spero che passerà presto. Il freddo qua è terribile, io non lo ricordo mai. La ricotta sulla tavola, questa mattina, era gelata, non potevo staccare le fuscelle, il siero sul secchio a piedi alla tavola era gelato, il lume ad acetilene per accenderlo ho dovuto portarlo al fuoco perché tutto gelato, e questo tutto dentro alla capanna; figurati poi fuori. E noi quest’anno siamo stati fortunati perché ci troviamo basso assai e la tenuta è molto riparata. Che sarà a Fano? State attenti per carità. I figli non li far andare colle gambe nude. Lino mi disse che Carolina aveva abortito. Poveretta non riuscirà più ad avere un maschietto. I panni me li lava la figlia del Parente, Mario. Quest’anno non va a lavorare e quindi lava quasi a tutti. Mi dispiace immensamente, Carolina mia cara, quando mi dici che non ti voglio più bene e che ti trascuro. Non lo dovresti nemmeno pensare, perché da tante cose devi vedere che Silvino è sempre tuo, che ti vuol bene sempre come il primo giorno del nostro amore e che sempre te lo vorrà in eterno. Perché non ripassi colla mente tutto il nostro amore? Ripensati fanciulla nella tua casa, tu che mi vuoi bene come zio, mi dai dei consigli e mi insegni chi posso sposare. Io che comincio a volerti bene converso con te volentieri e vengo a casa per vederti per parlarti. Finalmente l’amore cresce, non sto più bene lontano da te, ho bisogno di vederti spesso di parlarti di starti vicino ed un giorno ti fo conoscere il mio amore. Tu mi ricambi ed io son felice, non vedo altri che te, non vivo che per te. Lo dico a mia madre e lo fo dire a zio prete. Mi risponde che sei una ragazzina e che non fai per me. Io seguito ad amarti, aspetto un altro anno e di nuovo rifò la stessa domanda a zio prete. Finalmente ho l’agognato consenso. Sposiamo, le tue cugine, si accorgono che veramente ti amo. È venuto il primo figlio, il secondo, la terza e sta per venire un altro figlio ancora, ed io sono per te sempre lo stesso. Ti voglio bene come il primo giorno e come te l’ho voluto sempre. Dalle cose sciocche vuoi argomentare che non ti voglio bene, per esempio dalla lettera di Natale. Meglio ripensando impostai la lettera alla stazione di Monterotondo il 22 dic. e il 23 ripartii per Castel di Guido. Quindi dalla stazione avrebbe dovuto arrivare il 23 e non il 26. Eppoi in quei giorni io il 19 stetti a Scrofano il 20 a Castel di Guido e il 21 passando per Roma, dove impostai la cartolina a Valentino tornai a Forno Nuovo. Ebbi la lettera tua, che mi diceva di Ninuccia, quando il fiume stava fuori. Figurati, se mi dispiacque, ti risposi ma mi dimenticai di dirtelo. Ci servono di dire certe cose? Valentino sta un po’ sciupato; se sta bene di salute non è niente, si rimetterà a primavera. Il più cattivo è la febbricciola che ogni tanto passa a Ninuccia, speriamo che non sia niente. Il Signore ci aiuterà. Sta tranquilla, Carolina mia, e non bestemmiare col dire che Silvino non ti vuol bene; si te lo voglio ed oramai, dopo otto anni di Matrimonio son sicuro che te lo vorrò per sempre. Silvino tuo



