Da Assisi al Gran Sasso d’Italia, devoto fin dall’infanzia della Madonna Addolorata, Francesco Possenti cambiò il suo nome in Gabriele dell’Addolorata quando prese i voti nella congregazione passionista. Visse per raggiungere l’unità con la Passione di Cristo e i dolori di Maria; giovanissimo morì, divenendo dei giovani lo speciale patrono. Quando la sua festa si avvicina, migliaia di pellegrini si mettono in cammino con ogni mezzo; molti di loro percorrono a piedi, nella notte, il tragitto che conduce fino alle porte del santuario.

“In una stanzuccia vicino alla chiesa del convento, cantammo ad onore di confratel Gabriele. Finito il canto e tornandomene a casa, giunta che fui davanti alla chiesa del paese, mi accorsi che potevo benissimo reggermi senza appoggio e gittai il bastone. Il giorno appresso ripresi il bastone e lo andai a deporre accanto alla tomba del servo di Dio, Gabriele”.
Rosalina Di Giulio, giugno 1893

A Isola del Gran Sasso, paese posto in una vallata chiamata Valle Siciliana a 415 metri di altitudine, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, sorge il doppio santuario di San Gabriele dell’Addolorata, nei pressi del duecentesco convento francescano divenuto sede dei Passionisti nel 1847. Il primo, costruito nel 1908 in occasione della beatificazione operata da Pio X, e il secondo, edificato nel 1970 al fine di contenere l’enorme afflusso di fedeli, in particolare nelle ricorrenze che celebrano il santo nel corso dell’anno.


La festa liturgica cade il 27 febbraio di ogni anno, in corrispondenza della data di morte del giovane santo, avvenuta nel convento all’alba del 27 febbraio 1862, all’età di soli ventiquattro anni, in seguito a una tubercolosi ossea manifestatasi negli ultimi due anni di vita.


Nato nel 1838 ad Assisi, undicesimo di tredici figli e presto orfano di madre, Francesco Possenti si trasferì con la famiglia a Spoleto, dove maturò la sua vocazione religiosa e la decisione di entrare nella Congregazione dei Passionisti a Morrovalle (MC) con il nome di Gabriele dell’Addolorata nel 1856. Dal 1859 fino alla morte visse presso il convento di Isola del Gran Sasso, dove è ancora conservata la camera in cui alloggiò nell’ultimo periodo, detta “la cameretta del transito”.


I primi eventi prodigiosi che iniziarono a qualificarne la santità, canonizzata da papa Benedetto XV nel 1920 (fu inoltre dichiarato Patrono della Gioventù Cattolica Italiana nel 1926 da Pio XI e, nel 1959, patrono dell’Abruzzo da Giovanni XXIII), risalgono all’epoca della riesumazione del corpo nell’ottobre del 1892, susseguendosi poi numerosi nel corso dei decenni.
Le comunità attorno al Gran Sasso, dalle più prossime a quelle più distanti, vicine alla costa, hanno da sempre raggiunto il santuario prevalentemente a piedi, inoltrandosi per sentieri e strade secondarie, per boschi e prati, soprattutto di notte, in forma solitaria e spontanea o in comitive più strutturate; dalle regioni vicine, dalle Marche al Molise, dalla Puglia e, talvolta, anche dalla Calabria o da altre regioni dell’Italia centrale, i pellegrinaggi assumono una forma organizzata, mediante il noleggio di pullman o l’utilizzo di automobili.


Nel 1962, nel corso della sua ricerca sulle “feste dei poveri”, l’antropologa Annabella Rossi rilevò un significativo afflusso di pellegrini, circa 700.000; questo dato collocava all’epoca il Santuario di San Gabriele fra i primi in Italia i termini di partecipazione devozionale. Attualmente, oltre al giorno della festa liturgica, i pellegrini giungono in massa il secondo sabato di luglio, per la festa del pellegrino, o l’ultima domenica di agosto, in occasione della festa popolare del santo, preceduta dalla tendopoli e dalla festa dedicata ai giovani.
Un repertorio di canti pellegrinali ha da sempre accompagnato i lunghi tragitti compiuti dai devoti verso il luogo di sepoltura del santo, riuniti in compagnie spesso numericamente consistenti; attingevano in parte anche al repertorio delle orazioni, ed erano eseguiti in forma monodica o polivocale a seconda delle circostanze, delle persone presenti, del tipo di canto. Riuniti in libretti di preghiere o pubblicati in vinile e in seguito in audiocassette, circolavano tra i fedeli e diventavano ulteriore strumento di riproposizione della storia della vita del santo, delle particolari vicende dei miracoli più o meno noti, della condivisione di un sentimento devozionale che accomunava un vasto insieme di credenti.


Il viaggio-pellegrinaggio rappresenta un momento molto importante nella costruzione devozionale, comune ad altri culti appenninici contrassegnati da un medesimo modello di accesso alla dimensione liminare di un periodo straordinario e limitato, in cui possono manifestarsi eventi prodigiosi e si attuano comportamenti fortemente ritualizzati. Anche grazie all’aiuto prestatole sul campo dal parroco etnografo Don Nicola Jobbi, nel 1968 Annabella Rossi raccoglieva in merito informazioni precise, riscontrando abitudini particolari come “camminare scalzi, camminare sulle ginocchia, abbandonarsi a comportamenti isterici (scarsi), compiere tre giri attorni al santuario, trascorrere la notte all’interno del santuario, toccare pietre, camminare a ritroso”.


In linea con pratiche devozionali attestate anche in altri santuari, particolare potere taumaturgico era attribuito alle polveri presenti nella tomba dove San Gabriele rimase per trent’anni (1862-1892), prelevate e vendute ai fedeli; era anche commercializzato un olio curativo, racchiuso in boccette di vetro. Sempre Annabella Rossi testimonia la presenza di oggetti votivi come ex-voto in lamina d’argento, raffiguranti figure umane e parti anatomiche, o attrezzi ortopedici, deposti in qualità di ex-voto; nella sua lista non compaiono le tavolette dipinte, presenti tuttavia in gran numero fra gli attuali ex-voto del santuario, o le fotografie, anch’esse utilizzate in funzione di implorare richiesta di grazia o di rendere manifesta una grazia ricevuta dal miracoloso santo del Gran Sasso, il giovane santo protettore della gioventù.

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Le stanze degli ex-voto

Gli ex-voto nelle stanze e nei corridoi del Museo degli ex-voto e dell’iconografia del santo, con una suora in preghiera alle prime luci dell’alba.

Isola del Gran Sasso (TE), 21 giugno 2014.

Riprese di Stefano Saverioni,
Archivio Centro Studi Don Nicola Jobbi/Bambun.

Trasmissione e salvaguardia

Il culto di San Gabriele dell’Addolorata è in costante espansione e affermazione a partire dalla fine del XIX secolo, quando sono attestati i primi eventi miracolosi che costituiscono il terreno di radicamento e di crescita della devozione popolare e, di pari passo, della sua istituzionalizzazione.

La pratica del pellegrinaggio a piedi appare fortemente ridotta rispetto al passato, ma la dimensione complessiva dei pellegrini in visita al santuario è notevolmente cresciuta, tanto da rendere necessaria la costruzione di un nuovo edificio di culto per accogliere l’alto numero di fedeli: il santuario moderno, risalente al 1970, può infatti contenere circa seimila persone ed è in grado di accogliere più di diecimila pellegrini al giorno. Tuttavia, nel corso del 2017, i pellegrinaggi a piedi hanno interessato un numero comunque significativo di persone: quasi duemila da Teramo, e circa un migliaio dai paesi del teramano, del pescarese e dell’aquilano.

Si conta che attualmente il santuario di San Gabriele dell’Addolorata riceva circa due milioni e mezzo di fedeli l’anno, collocandosi fra i primi otto luoghi di culto in Italia e fra i quindici santuari più visitati al mondo. Tutto il complesso delle strutture, realizzate l’una accanto all’altra, compongono a tal fine un articolato insieme di luoghi di devozione, di studio e di esposizione, come il Museo degli ex-voto e dell’iconografia del santo, il Museo d’Arte Sacra contemporanea sulla Passione di Cristo, la Mostra permanente sulla Sindone, la Mostra missionaria sulla vita e le attività dei passionisti nel mondo, la Biblioteca e l’Archivio Storico, la sede del periodico “Eco di San Gabriele”, una rivista mensile collegata alle attività del santuario che svolge un significativo lavoro di diffusione dal 1911, anno della sua fondazione.

Al culto di San Gabriele sono stati dedicati numerosi studi di diversa impostazione e finalità, a partire da differenziati approcci disciplinari, dalla storia all’antropologia e allo studio delle tradizioni popolari, dalla storia delle religioni alla biografia devozionale, dall’iconografia alla cura degli scritti del santo: si ricordano, fra le altre, le ricerche e le pubblicazioni di Franco D’Anastasio, Gabriele Di Cesare, Giovanni Di Giannatale, Vincenzo Fabri, Gabriella Marucci, Annabella Rossi, Fernando Pielagos, Bernardino Ceci, Natale Cavatassi, Fabiano Giorgini, Paolo Zecca.

Di particolare rilievo, ai fini di una conoscenza delle pratiche rituali e dei repertori della devozione, sono inoltre da ricordare le documentazioni etnomusicologiche sul campo realizzate in particolare da Carlo Di Silvestre, Marco Magistrali, Domenico Di Virgilio, Don Nicola Jobbi, Giuseppe Profeta tra i primi anni Sessanta e la seconda metà degli anni Novanta del Novecento, che hanno permesso di raccogliere e testimoniare le orazioni e i canti dedicati al santo e ampiamente attestati presso le popolazioni rurali dell’area dell’Abruzzo centro-settentrionale.

Un sito ufficiale del Santuario (http://www.sangabriele.org/) contiene notizie utili, approfondimenti, storie di vita, schede biografiche, fotografie e un calendario aggiornato di appuntamenti, per la conoscenza di tutto quanto ruoti oggi attorno al culto di San Gabriele dell’Addolorata.

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