IL TEMPO DELL'ATTESA
Il miracolo di Santa Rita
Storia cantata del miracolo di Santa Rita, eseguita da Giannina Malaspina (voce) e Marino Ciprietti (fisarmonica, voce) a casa di Maria Salzetta, durante il percorso di questua stagionale. Il canto fu appreso da Giannina e Marino durante un itinerario in area marchigiana compiuto assieme a un altro cantore ambulante di Garrufo di Campli, Gino Di Carlo, suonatore di chitarra, che lo aveva a sua volta imparato da altri cantastorie itineranti.
Interprete
Giannina Malaspina, Marino Ciprietti
Luogo
Macchie di Farindola (PE), Italia
Data
13 luglio 1993
Registrazione a cura di
Domenico Di Virgilio
Formato di registrazione
Analogico
Supporto di registrazione
Nastro magnetico
Genere
Canto
Durata
8'08''
Produttore
Archivio Etno Linguistico Musicale Abruzzese (AELMA)
Fondo
Fondo Di Virgilio
Personaggi
Giannina Malaspina, Marino Ciprietti
Proprietario
AELMA
Contributore
Domenico Di Virgilio
Collocazione
Segnatura
AELMA_DI-VIRGILIO_A000003
Localizzazione
Archivio Etno Linguistico Musicale Abruzzese (AELMA), Chieti
Diritti d'uso
C-Tutti i diritti riservati
Formato digitale
mp3
Nota anche come Le torture di Lidia, la canzone narra i tormenti di una fanciulla imprigionata dal padre e dalla matrigna dopo la morte della madre; la liberazione avviene per intercessione della santa, invocata da Lidia attraverso una collanina di santa Rita: un dono materno dal letto di morte offertole con funzione protettiva. Il canto di questua dedicato a santa Rita, registrato nelle campagne di Farindola nel 1993 mentre la coppia compieva uno dei suoi usuali itinerari rituali, è condotto da Marino, che suona la fisarmonica e intona tutte le diciassette stanze di cui è composto. Giannina dà forza alla narrazione drammatica entrando con la sua voce in controcanto, in corrispondenza del terzo verso di ogni strofa, e, integralmente, nella ripetizione dei due versi finali. Il canto è stato pubblicato nel CD allegato al volume "Giannina Malaspina cantastorie" (2017), di Filippo Bonini Baraldi, Domenico Di Virgilio e Gianfranco Spitilli.
Marit’e moglie e una piccola figlia vivevano lieti in una borgata e con la guerra la mamma è malata e un dì sua figlia nel letto chiamò. «O figlia mia io debbo morire voglio donarti a te o mia piccina e questa bella e dorata collanina che santa Rita ti proteggerà». E poi diceva con suo marito «e tu Narciso mi devi giurare e nostra figlia di non maltrattare» e lui giurava e la moglie spirò. E dopo un anno lui si risposava co’ un’altra donna di nome Guerina della fanciulla divenne matrigna e la figliastra non vuol più veder. E la incomincia così maltrattare e quella bella e brava ragazzina quella crudele e malvagia matrigna e con suo marito diceva così. «E tua figlia è tanta cattiva da questa casa la dobbiamo cacciare tu sei il padre mi devi aiutare ed altrimenti io me ne vò». E lui risponde «dove la mandiamo gettarla fuori ci andrà a denunziare» e lei risponde «tu non ci pensare ora ti dico dove la metteremo». Nel sotterraneo sotto le macerie in quella casa tutta crollata proprio là sotto ve l’hanno portata e senza averne rimorso e pietà. E una catena legata nel braccio e purché lei non potesse scappare e poco bere e niente mangiare e la volevano così far morir. E lei piangendo si inginocchiava prendeva in mano quella collanina di santa Rita la medaglina che le diede la sua mammà. Dietro la casa dei due malvagi vi era un prato di grande estensione e i giovanotti ma con il pallone ed a giocare si misero là. Destino volle che quel pallone andò a cadere sopra quel rifugio ma dove era quello stambugio e dove Lidia era rinchiusa là. E un giovanotto va a prender la palla sentì un lamento all’interno del muro lui si avvicina per esser sicuro sentì un lamento che dice così. «O mamma mia io voglio morire io sono stanca di star qui rinchiusa» e il giovanotto con grande premura e a mamma sua lui tutto raccontò. Corrono subito dai carabinieri che si recarono in quella famiglia chiese a Narciso «dov’è vostra figlia» e lui confuso non sa cosa dir. E perquisirono di frette la casa trovò una porta che non si apriva «non c’è la chiave» rispose la matrigna e sfondar la porta il maresciallo ordinò. E solo a dirlo fa imbrividire quella fanciulla a terra sfinita ma che non dava alcun segno di vita e i due malvagi li chiusero in prigion ma che non dava alcun segno di vita e i due malvagi li chiusero in prigion.