IL TEMPO DELL'ATTESA
La Dijesilla
La Dijesilla eseguita da Giannina Malaspina (fisarmonica, voce) e Marino Ciprietti (voce) a casa di Maria Salzetta, durante l'itinerario di questua stagionale. Era cantata o recitata prevalentemente in ambito domestico, per le case sparse e le contrade rurali, per suffragare le anime dei defunti delle abitazioni visitate – come ricorda Marino in chiusura del brano –, annunciando alle famiglie gli eventi che segneranno la fine del mondo e dell’umanità.
Interprete
Giannina Malaspina, Marino Ciprietti
Luogo
Macchie di Farindola (PE), Italia
Data
13 luglio 1993
Registrazione a cura di
Domenico Di Virgilio
Formato di registrazione
Analogico
Supporto di registrazione
Nastro magnetico
Genere
Canto
Durata
2'14''
Produttore
Archivio Etno Linguistico Musicale Abruzzese (AELMA)
Fondo
Fondo Di Virgilio
Personaggi
Giannina Malaspina, Marino Ciprietti
Proprietario
AELMA
Contributore
Domenico Di Virgilio
Collocazione
Segnatura
AELMA_DI-VIRGILIO_A000002
Localizzazione
Archivio Etno Linguistico Musicale Abruzzese (AELMA), Chieti
Diritti d'uso
C-Tutti i diritti riservati
Formato digitale
mp3
Si tratta di un adattamento del Dies Iræ, sequenza in lingua latina attribuita, non unanimemente, al francescano Tommaso da Celano (1190 ca.-1260 ca.) e lirica religiosa fra le più note della liturgia cristiana, inclusa nel Messale Romano nel 1570 come “sequenza dei morti”, parte integrante della Missa pro defunctis tridentina. Questo brano è stato registrato nel 1993, durante uno degli ultimi itinerari compiuti dalla coppia di cantastorie nell’area di Farindola, alle pendici meridionali del Gran Sasso. Il canto della Dijesilla di Giannina e Marino è strutturato in nove stanze di quartine con rime baciate e alternate in maniera pressoché uniforme, che corrispondono anche alla scansione ritmica dell’accompagnamento musicale e ai respiri intercorrenti fra una stanza e l’altra. I primi due versi sono un’alterazione dell’originale latino “Dies Iræ, dies illa / solvet sæclum in favilla / teste David cum Sybilla”, riferiti alle profezie di Davide e della Sibilla, congiunte in apertura nell’annunciare la fine del tempo cristiano: è il Giorno dell’Ira e del Giudizio Universale, quando i morti risorgeranno e ogni uomo sarà chiamato davanti al Giudice Supremo per ricevere la condanna all’eterno tormento o la misericordia del perdono e della salvezza. Il canto è stato pubblicato nel CD allegato al volume "Giannina Malaspina cantastorie" (2017), di Filippo Bonini Baraldi, Domenico Di Virgilio e Gianfranco Spitilli.
E Dijesilla Dijesilla salve salve consivilla Gesù mio con gran dolore tu sei stato il Redentore. Risorgerà la creatura dall’antica sepoltura superando i vivi e i morti e là dinanzi è giusto e forte. E che spavento sarà quello del peccato triste e fello quando il Giudice Supremo si metterà in mezzo all’estremo. E un gran libro sarà aperto di delitti e di virtù sarà letta la sentenza per ognuno quello che fu. E fra le novoli del cielo il Gran Giudice siederà e allora il solo giusto la clemenza troverà. E per noi fosti in croce appeso di tormenti e di viltà il tuo sangue l’hai sparso per salvare l’umanità. E lacrimante in quel momento in cui l’uomo è peccatore dalle pene di quel fuoco la tua gloria passerà. E nel pensiero di Maria il buon ladro si salvò ivi spera ivi spira il suo tenero perdon. Sta Dijesilla che abbiam cantata all’anime sante è raccomandata col nome di Gesù e Maria tutti i santi in compagnia col nome di Gesù e Maria tutti i santi in compagnia.